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Attualità 3 min di lettura1 ott

La solitudine cresce, ma la prevenzione cambia volto: i numeri

Un’indagine Swg mostra quanto relazioni, spazi condivisi e partecipazione siano ormai considerati parte della prevenzione, nonostante reti sociali sempre più fragili.

Il 64% dei giovani italiani dichiara di aver vissuto nell’ultimo anno solitudine, isolamento o esclusione. È uno dei dati più rilevanti dell’indagine «La consapevolezza e il valore della prevenzione sociale», realizzata da Swg e presentata a Milano, che fotografa un paradosso: cresce l’idea che il benessere dipenda anche dalle relazioni, ma per molti le reti di sostegno restano deboli.


La prevenzione esce dagli ambulatori

Per il 73% degli intervistati prevenire significa anche mantenere rapporti sociali e frequentare altre persone. La stessa prospettiva comprende, per il 66%, la presenza di spazi di aggregazione e laboratori educativi destinati ai giovani; il 64% cita il supporto alle persone fragili o marginalizzate, mentre il 61% indica cultura, attività ricreative e volontariato.

Questa visione ampia si scontra con il vissuto quotidiano. Il 48% degli italiani afferma di non aver avuto, nell’ultimo anno, persone su cui poter contare e il 47% racconta di essersi sentito solo o escluso. Un italiano su quattro giudica inoltre insoddisfacente il proprio benessere psicofisico, una quota che sale al 30% tra le donne.


Il tempo pesa più dei costi

La partecipazione alla vita sociale è frenata soprattutto da problemi organizzativi. Il 37% indica la scarsità di tempo libero come principale ostacolo, mentre il 27% segnala orari difficili da conciliare; tra le persone tra 35 e 54 anni le percentuali salgono rispettivamente al 44% e al 31%. Soltanto il 7% considera invece decisivo il prezzo delle attività.

Anche l’equilibrio tra occupazione e tempo personale incide sulla salute: lo indica il 26% degli intervistati, dopo la stabilità economica, citata dal 33%, e uno stile di vita attivo, segnalato dal 28%. Seguono la qualità dei rapporti e dell’ambiente di vita, al 20%, e la possibilità di accedere a cure e farmaci, al 16%.


Spazi comuni contro l’isolamento

Per il 51% degli italiani la socialità è un bene che riguarda l’intera collettività, perché l’indebolimento dei legami rende più vulnerabile la società. Il 39% la considera invece soprattutto una componente del benessere individuale, percentuale che raggiunge il 46% tra gli ultra 55enni.

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La possibile scomparsa di luoghi gratuiti per incontrarsi, praticare sport o seguire iniziative culturali preoccupa l’83% del campione. Secondo gli intervistati, ne deriverebbero più isolamento e fragilità, una vita comunitaria più povera e possibili ricadute sulla sicurezza e sul degrado urbano.


Fondazioni e territori in prima linea

La responsabilità di difendere questi presìdi viene attribuita soprattutto alle amministrazioni locali, indicate dal 63% degli intervistati. Lo Stato è chiamato in causa dal 29%, mentre il 25% riconosce un ruolo al non profit, al Terzo settore e agli enti filantropici; il 19% coinvolge direttamente i cittadini.

Il quadro è al centro della campagna «Chi ben comincia. La comunità che previene», promossa da Acri e Assifero per la quattordicesima Giornata Europea delle Fondazioni. Dal 24 settembre al 1° ottobre sono stati coinvolti più di 150 progetti in tutta Italia, realizzati da organizzazioni del Terzo settore con il sostegno di Fondazioni ed enti filantropici.

Le iniziative comprendono sportelli di ascolto, attività inclusive, servizi per famiglie, giovani, anziani e persone che assistono un familiare, oltre a occasioni di incontro e orientamento. Giovanni Azzone, presidente di Acri, ha spiegato: «La prevenzione è nel cuore dell’azione delle Fondazioni». A suo giudizio, l’obiettivo è intervenire sui bisogni attuali senza permettere che le fragilità si trasformino nelle disuguaglianze di domani.

Antonio Danieli, alla guida di Assifero, ha invece sottolineato che il valore degli enti filantropici non dipende soltanto dalle risorse stanziate, ma dalla capacità di consolidare nel tempo relazioni, reti e collaborazioni tra istituzioni, soggetti privati e Terzo settore. In Italia le Fondazioni destinano ogni anno quasi 2 miliardi di euro a settori come welfare, cultura, educazione e ricerca.

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