La protesta senza regia: tra gli arrestati anche due dodicenni
Dai minorenni accompagnati a casa dai genitori ai messaggi diventati virali: le indagini cercano l’origine della mobilitazione e chi ne ha alimentato la diffusione.
Il dato più sorprendente delle proteste di Italia in piazza è l’età di una parte dei partecipanti: tra le persone identificate figurano anche due dodicenni. A Milano, dopo gli scontri del 17 ottobre, sono state arrestate 16 persone, nove delle quali minorenni; in questura ne erano state accompagnate 72, tra cui 44 ragazzi sotto i 18 anni.
Quasi tutti, secondo le ricostruzioni disponibili, non avevano precedenti né segnalazioni per episodi analoghi. Molti sono italiani di seconda generazione. Intanto gli investigatori provano a capire se dietro la mobilitazione esista una regia oppure soltanto una diffusione incontrollata di messaggi sulle piattaforme sociali.
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L’età dei partecipanti spiazza le indagini
Nel bilancio complessivo delle identificazioni compaiono ragazzi di 11, 12 e 13 anni. A Milano, in via Torino, una scena ha restituito l’immagine di alcuni adolescenti vestiti di nero mentre venivano riportati verso casa dai genitori, dopo essere stati individuati tra i manifestanti incappucciati.
Uno dei padri, rivolgendosi al figlio, avrebbe reagito con durezza: «Dove caz.. eri? Cosa hai combinato? Sei un cogl…». La presenza di minorenni così giovani si ritrova anche nel conteggio più ampio dei ragazzi condotti in questura in due giornate: oltre 220 persone, per circa l’80% sotto la maggiore età.
Una mobilitazione nata sulle piattaforme
Gli appuntamenti collegati a Italia in piazza sarebbero stati fissati soprattutto attraverso contenuti condivisi in rete, spesso senza un rapporto evidente con organizzazioni già conosciute. Il primo materiale individuato dagli investigatori è un volantino digitale circolato su Instagram e TikTok, con una grafica ritenuta simile a quella comparsa in precedenti proteste francesi.
La polizia e gli apparati di sicurezza stanno quindi ricostruendo la catena dei primi messaggi, dagli account originari alle successive condivisioni. L’obiettivo è stabilire se la rapida propagazione sia stata favorita da un intervento esterno oppure dai normali meccanismi di diffusione automatica delle piattaforme.
La mancanza di leader riconoscibili rende più complesso il lavoro di prevenzione. Un agente ha descritto così il fenomeno: «Abbiamo individuato l’onda. Ma non siamo in grado di dire dove andrà a infrangersi». In un altro bilancio riferito agli scontri, gli arrestati salgono a 28, di cui 12 minorenni, mentre i feriti tra gli appartenenti alle forze dell’ordine risultano 141.
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Città diverse, dinamiche non uguali
Il 17 ottobre ha prodotto esiti differenti nei vari centri. A Roma la manifestazione sostenuta dalla Cgil non è degenerata: la vigilanza del sindacato e l’intervento preventivo della polizia hanno permesso di bloccare un gruppo prima che entrasse in azione. A Verona, invece, la presenza di esponenti dell’estrema destra ha creato una contrapposizione con i manifestanti.
A Torino il peso politico della protesta è apparso più marcato, anche per la presenza del centro sociale Askatasuna. In altre piazze, gruppi riconducibili ai centri sociali si sono affacciati alle manifestazioni per poi allontanarsi quando sono iniziati gli scontri.
Milano ha registrato le immagini più gravi, tra danneggiamenti e saccheggi. Tra i presenti c’erano anche i cosiddetti «maranza», ragazzi di seconda o terza generazione associati, nel racconto delle cronache, a collanine e telefoni sottratti durante le notti della movida. Alcuni sono arrivati da Treviglio, Cernusco, Saronno e Lomazzo.
La ricerca del primo volantino
Tra i giovani ascoltati è emersa la convinzione che la protesta rappresenti una risposta alla povertà e alla sensazione di essere ignorati. Uno di loro ha sintetizzato il motivo della propria presenza dicendo: «Spaccare significa protestare contro lo Stato che non ci vede, per tutti siamo invisibili». Altri, interrogati sui possibili appuntamenti successivi, hanno risposto di dover tornare a scuola il giorno dopo.
Gli investigatori stanno inoltre valutando il ruolo dei cosiddetti rilanciatori inconsapevoli. Alcuni condividono i contenuti perché ne appoggiano il messaggio; altri potrebbero farlo per ottenere visualizzazioni, seguaci o guadagni. A Roma sono stati rilevati contatti con ambienti legati alle precedenti mobilitazioni No Vax, mentre a Milano, Bergamo, Brescia e Verona la componente più numerosa sembra essere quella degli italiani di seconda generazione.
Risalire al primo account o alla prima condivisione potrebbe consentire di comprendere come si sia attivata la protesta. In questo modo le forze dell’ordine sperano di individuare per tempo nuove convocazioni e di intervenire prima che la mobilitazione raggiunga altre città.
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