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Attualità 3 min di lettura11 ore fa

La pressione a 190 svela il tumore: la rinascita di Riccioli

Il fisioterapista 29enne del settore giovanile del Bologna racconta la diagnosi, le cure, il sostegno del club e la forza trovata nelle parole di Mihajlovic.

La malattia lo ha costretto a passare dall’altra parte della cura, ma oggi Ludovico Riccioli è tornato al lavoro e il tumore è in remissione. Il fisioterapista e chinesiologo 29enne, impegnato nel settore giovanile del Bologna, ha trasformato la propria esperienza in un messaggio rivolto soprattutto ai giovani colpiti da patologie gravi.


Dalla cura degli altri alla propria battaglia

Per anni Riccioli ha seguito persone alle prese con problemi fisici e percorsi di riabilitazione. Poi, all’improvviso, si è ritrovato a vivere la stessa vulnerabilità di chi aveva assistito professionalmente: «Sono passato dalla parte di chi prima aiutavo a recuperare».

La malattia gli ha però permesso di comprendere più a fondo le difficoltà, le paure e le necessità dei pazienti. Dopo la chemioterapia, il ritorno all’attività lavorativa è arrivato da alcune settimane, mentre la patologia viene ora descritta come in fase remissiva.


Un sintomo porta alla diagnosi

I primi segnali erano comparsi durante la permanenza al centro sportivo di Casteldebole: prurito molto intenso, sudorazione notturna e febbre. Il disturbo gli impediva persino di dormire, così quel giorno decise di sottoporsi a un controllo della pressione.

Il valore della massima, pari a 190, lo convinse a recarsi al Pronto soccorso del Sant’Orsola. Gli esami individuarono una massa di circa 10 centimetri nel torace, capace di spostare la trachea. La diagnosi fu quella di un linfoma primitivo del mediastino in forma non Hodgkin, una patologia aggressiva del sangue; nel giro di due settimane Riccioli iniziò il trattamento chemioterapico.


Il Bologna non lo ha lasciato solo

Durante le cure il fisioterapista ha sospeso la collaborazione con il club, che tuttavia ha continuato a garantirgli assistenza. Un medico del Bologna lo ha accompagnato alle visite e la società gli ha assicurato la possibilità di restare lontano dal lavoro per tutto il periodo necessario.

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Riccioli sottolinea anche un aspetto decisivo per la sua condizione di libero professionista: il rapporto è rimasto aperto e il Bologna ha continuato a corrispondergli il compenso. «La famiglia rossoblù mi è stata vicino in ogni momento», ha raccontato, ricordando l’affetto ricevuto durante la terapia.


Video, allenamento e nuove relazioni

Prima della diagnosi era già attivo sui social per raccontare il proprio mestiere. Nel corso della malattia ha iniziato a pubblicare video sul percorso affrontato e ha continuato ad allenarsi, adattando intensità e modalità dell’attività alle condizioni imposte dalla patologia.

Quei contenuti hanno raggiunto altri ragazzi malati e le loro famiglie. In molti gli hanno scritto per condividere la stessa esperienza, spingendolo a parlare dell’importanza del movimento anche durante periodi complessi, sempre seguendo indicazioni compatibili con le cure.


La forza trovata in Mihajlovic

Nel momento più difficile Riccioli ha cercato ispirazione anche nelle immagini e nelle interviste di Sinisa Mihajlovic, figura legata alla storia recente del Bologna. Pur non avendolo mai incontrato, lo considera un esempio di determinazione: «Ho rivisto i suoi video e mi ha trasmesso una forza immensa».

Anche Miroslav Mihajlovic gli ha fatto arrivare la propria vicinanza, andando a salutarlo. Per Riccioli quel gesto ha aggiunto un sostegno personale a quello ricevuto dal club e ha rafforzato la convinzione di poter usare la propria storia per aiutare chi sta affrontando una diagnosi simile.

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