La «konseptzia» che accecò Israele prima del 7 ottobre
Piani operativi, dossier e avvertimenti arrivati dai Paesi arabi non hanno scalfito una convinzione dominante: Sinwar sarebbe stato frenato da denaro e potere.
Prima degli attacchi del 7 ottobre, diversi segnali indicavano che Hamas stesse preparando un’operazione di vasta portata. Piani d’azione, documenti informativi, addestramenti ripetuti e avvertimenti provenienti da Paesi arabi erano elementi disponibili, ma non furono letti come l’annuncio di una minaccia imminente.
A prevalere fu una convinzione considerata rassicurante: Yahya Sinwar, secondo l’establishment israeliano, avrebbe avuto interesse a conservare risorse, influenza e controllo su Gaza invece di lanciare un’offensiva dagli esiti imprevedibili.
La trappola della «konseptzia»
In Israele il termine ebraico «konseptzia» indica una concezione dominante costruita su presupposti sbagliati. Non si tratta soltanto di un errore di valutazione, ma di una lente deformante capace di trasformare informazioni allarmanti in elementi compatibili con una teoria già accettata.
Il problema, quindi, non sarebbe stato soltanto l’assenza di dati. Le autorità disponevano di segnali e avvisi, ma li interpretarono all’interno di uno schema che rendeva poco credibile l’ipotesi di un attacco su larga scala.
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Gli avvertimenti rimasti senza risposta
Le esercitazioni continue e i piani attribuiti a Hamas avrebbero dovuto spingere a una revisione delle valutazioni. Anche i dossier e le segnalazioni trasmesse da Paesi arabi facevano parte del quadro, ma non riuscirono a spezzare la lettura prevalente.
Il precedente storico richiamato è quello del 1973. Allora l’intelligence israeliana riteneva che l’Egitto non avrebbe aperto le ostilità senza determinate condizioni preliminari; quella convinzione, divenuta dominante, finì per ostacolare una lettura lucida dei segnali disponibili. La stessa dinamica viene ora associata agli errori commessi prima del 7 ottobre.
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