La corsa che spiazza Israele: Segalovitz con Ra’am
L’ex dirigente della polizia e viceministro si presenta come numero due del partito islamista di Mansour Abbas, in un’alleanza destinata a pesare sul prossimo governo.
A 67 anni, Yoav Segalovitz ha scelto di entrare in una sfida politica lontana dal percorso più prevedibile per un dirigente israeliano di area sionista. L’ex viceministro della Sicurezza nazionale corre infatti come numero due di Ra’am, il partito islamista guidato da Mansour Abbas, e la sua candidatura potrebbe incidere sugli equilibri dopo il voto.
La decisione mette insieme esperienze e identità che, nella politica israeliana, sono state a lungo considerate difficili da conciliare. Segalovitz si definisce ebreo e sionista, ma ha deciso di condividere la corsa elettorale con una formazione araba.
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Un’alleanza fuori dagli schemi
Il profilo di Segalovitz parte da incarichi di primo piano nelle istituzioni. Prima di dedicarsi alla politica è stato a capo dell’Intelligence della polizia israeliana; in seguito ha ricoperto il ruolo di viceministro della Sicurezza nazionale nel governo guidato da Bennett e Lapid.
Ora il suo nome compare nella lista di Ra’am, movimento che rappresenta una componente islamista della società araba israeliana. La scelta è stata presentata come il tentativo di superare la separazione tra la presenza araba nella vita quotidiana del Paese e la sua limitata rappresentanza nelle strutture del potere.
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Il voto arabo può decidere
Mansour Abbas e il suo partito potrebbero diventare determinanti nella formazione della maggioranza parlamentare. Il risultato di Ra’am, secondo lo scenario delineato nell’intervista, rischia quindi di avere un peso superiore a quello di una normale competizione tra partiti.
Segalovitz sostiene che soltanto il sostegno della formazione araba potrebbe consentire a Eisenkot di guidare il governo. La sua candidatura nasce così dall’idea che la cooperazione politica tra ebrei e arabi debba accompagnare una realtà sociale già molto più integrata: nella società israeliana, osserva, gli arabi sono presenti in ogni ambito, mentre le barriere restano soprattutto sul piano politico.
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