La casa regalata diventa un incubo: chiesti 9 mesi alla nonna
A Torino una 63enne è accusata di stalking e diffamazione dopo il trasferimento del figlio: la famiglia denuncia minacce, appostamenti e pressioni sulle nipoti.
La paura sarebbe diventata parte della quotidianità per una coppia di Rivoli, nel Torinese, al punto da spingerla a lasciare la casa e chiedere aiuto alla giustizia. Al centro del processo c’è una donna di 63 anni, madre dell’uomo e suocera della moglie, per la quale la Procura di Torino ha sollecitato una condanna a nove mesi per atti persecutori e diffamazione.
Secondo l’accusa, il comportamento della donna avrebbe prodotto nei coniugi un’ansia grave e continua. La famiglia ha inoltre domandato un risarcimento di 30mila euro per ciascuno dei quattro componenti: marito, moglie e le due figlie.
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L’incubo iniziato dopo il trasloco
Nel maggio 2021, dopo la morte del padre, la 63enne aveva trasferito al figlio la proprietà dell’abitazione. Quello che sembrava un sostegno familiare si sarebbe trasformato, secondo la ricostruzione portata in aula, in una richiesta economica sempre più pressante: la donna avrebbe preteso versamenti mensili simili a un canone, aumentandone gradualmente la somma.
Per sottrarsi alla situazione, la coppia avrebbe venduto l’alloggio e cambiato zona. Anche la madre, però, avrebbe ceduto il proprio appartamento per acquistarne uno proprio davanti alla nuova abitazione del figlio e della nuora. Da quel momento, sostiene l’imputazione, sarebbero iniziati controlli dal balcone, soste in automobile vicino a casa e tentativi di avvicinare le bambine.
La donna avrebbe inoltre minacciato di recarsi nei cantieri dell’impresa del figlio per provocare danni. In un’occasione, rivolgendosi all’uomo, gli avrebbe detto: «Ti spacco la testa con un martello». Gli insulti sarebbero stati pronunciati anche davanti alle bambine, mentre una delle due, uscita più volte da scuola, avrebbe riferito di avere palpitazioni e di temere per la sicurezza della madre.
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Accuse incrociate e difese in aula
Nel procedimento è emerso anche un episodio non incluso nelle contestazioni principali: durante la gravidanza della nuora, la suocera avrebbe cercato di persuaderla a interrompere la gestazione. La donna avrebbe poi messo in dubbio la fedeltà dei coniugi e attaccato pubblicamente la famiglia dopo l’interruzione dei rapporti con le nipoti.
Il capitolo relativo alla diffamazione riguarda invece l’accusa, rivolta alla coppia, di essere «ladri». La 63enne avrebbe sostenuto che il figlio e la moglie non avessero versato quanto dovuto per l’abitazione e che si fossero appropriati del denaro e del furgone appartenuti al nonno.
Dopo l’udienza, l’avvocato Luca Tommaso Calabrò, che assiste la famiglia, ha sottolineato: «Nessuno può ricorrere a minacce e pedinamenti per recuperare un credito». La difesa della donna ha replicato parlando di una possibile strumentalizzazione del processo e ha contestato la configurabilità degli atti persecutori nei confronti della nuora.
Per la Procura, tuttavia, i comportamenti descritti avrebbero oltrepassato da tempo i limiti di un conflitto tra parenti, assumendo rilievo penale. La decisione spetterà ora al tribunale.
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