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Attualità 2 min di lettura29 set

Kynev, il carcere cambia le regole: accuse di droga e pestaggio in Russia

L’arresto del politologo dopo le denunce sulle elezioni solleva interrogativi sull’uso di accuse penali nei procedimenti a sfondo politico.

Aleksandr Kynev aveva descritto pubblicamente la propria stanchezza dopo quattro mesi di attività ininterrotta, legata a un monitoraggio elettorale complesso e a una campagna particolarmente intensa. In un messaggio su Telegram aveva anche raccontato di essersi imbattuto in vicende che spesso non poteva rendere pubbliche.


Un arresto già carico di tensione

Il politologo, 51 anni, era stato inserito lo scorso febbraio nell’elenco degli agenti stranieri. In passato aveva lavorato all’Alta scuola di economia di Mosca e aveva svolto il ruolo di consulente per Nuova gente, formazione politica ammessa alla Duma e considerata parte del sistema sostenuto dal Cremlino.

Pochi giorni dopo le elezioni, Kynev è stato fermato. In precedenza aveva segnalato anomalie statistiche nei risultati del voto; nei suoi confronti sono ora contestati reati legati allo spaccio di stupefacenti su vasta scala, con una pena potenziale compresa tra 10 e 20 anni di reclusione.


Dalla contestazione politica al reato comune

Il caso viene letto come possibile indicatore di una trasformazione nelle modalità repressive russe. Al posto delle accuse utilizzate più spesso contro dissidenti e critici — dal discredito delle forze armate alla violazione delle norme su organizzazioni estremiste, indesiderate o agenti stranieri — entra in scena un’imputazione penale ordinaria, ma molto pesante.

Abbas Gallyamov, già autore dei discorsi di Vladimir Putin e oggi agente straniero, ha ricordato che l’unico precedente politico con accuse di droga era stato quello del giornalista Ivan Golunov, arrestato nel 2019 e poi liberato dopo ampie proteste. Secondo Gallyamov, in quel caso il giornalista aveva toccato interessi di apparati influenti. Oggi, a suo giudizio, il potere starebbe cercando di rendere meno riconoscibili le persecuzioni politiche, sostituendole con procedimenti criminali apparentemente ordinari.

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Lesioni e dubbi sulle violenze

Dopo l’arrivo nel carcere moscovita di Matrosskaya Tishina, Kynev sarebbe stato aggredito. Alcune ricostruzioni parlano anche di torture: l’avvocato ha confermato che il suo assistito è stato trasferito nell’infermeria del centro con due fratture alla tibia e ulteriori contusioni.

La politologa Tatiana Stanovaya ha definito la vicenda più grave di quanto finora emerso e ha lasciato intendere che potrebbero esserci altri elementi oltre alle lesioni già accertate. I particolari dell’operazione, ha osservato, non sarebbero ancora completamente conosciuti.


Il messaggio rivolto al Cremlino

Stanovaya ha descritto l’inchiesta come una storia profondamente politica. Kynev aveva sostenuto Nuova gente, partito tollerato dalla macchina politica del Cremlino pur tra diverse riserve, e secondo la politologa il Servizio federale di sicurezza potrebbe aver agito senza informare Sergei Kiriyenko, vicecapo dell’amministrazione presidenziale responsabile della politica interna.

L’ipotesi è che il procedimento serva anche a mostrare che nel sistema non sarebbe consentito ai “traditori” di avanzare, inviando così un avvertimento alla formazione entrata nella Duma. Il quadro giudiziario russo contro gli oppositori si è costruito progressivamente dal 2012 e ha conosciuto una forte accelerazione dopo l’inizio dell’operazione militare speciale contro l’Ucraina, il 24 febbraio 2022.

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