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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Kometa, il sistema russo svela il tallone d’Achille tecnologico

Secondo l’intelligence ucraina, 28 dei 37 componenti individuati nel dispositivo anti-interferenza provengono da aziende statunitensi e asiatiche.

Il sistema russo Kometa, progettato per mantenere la rotta di missili e droni anche in presenza di disturbi elettronici, dipenderebbe in larga misura da tecnologia straniera. Secondo un rapporto dell’intelligence della Difesa ucraina, 28 dei 37 elementi identificati nel dispositivo sono riconducibili a produttori statunitensi: una quota superiore al 75%.

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La dipendenza dalla tecnologia straniera

Tra i componenti più importanti figurano i dispositivi FPGA Altera Cyclone, realizzati da Intel, oltre ai convertitori analogico-digitali e digitale-analogici e ai circuiti integrati per radiofrequenza forniti da Analog Devices e dalla controllata Linear Technology. Nel sistema compaiono anche prodotti di Texas Instruments e Micron Technologies.

L’elenco comprende inoltre aziende giapponesi come Toshiba, Murata e Resenas, la taiwanese Cosmo Electronics, le svizzere U-blox e STMicroelectronics e diversi produttori cinesi, tra cui Elitestek, Shenzhen MMIC Microelectronics e Runic. L’analisi è stata pubblicata dalla Direzione principale dell’intelligence ucraina attraverso il portale War&Sanctions.


Produzione russa sotto pressione

La realizzazione delle diverse versioni di Kometa sarebbe affidata a 28 società russe e cinesi. Il principale costruttore indicato nel rapporto è Vniir-Progres, azienda appartenente al gruppo Abe Electro, per la quale nel corso dell’anno sarebbero stati ordinati 100mila sistemi.

Le restrizioni internazionali avrebbero però reso più complesso l’accesso ai componenti occidentali. Secondo il documento ucraino, Vniir-Progres cerca con continuità fornitori alternativi e prodotti sostitutivi per gli elementi Altera e Analog Devices, mentre sanzioni e controlli sulle esportazioni rendono più difficili le consegne.

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Le rotte per aggirare i divieti

Il caso di Kometa si inserisce in un quadro più ampio, nel quale Mosca continuerebbe a procurarsi tecnologie estere attraverso paesi intermedi. Lo scorso luglio, il New York Times aveva riferito che il Giappone era diventato un punto favorevole alle attività della 20ª Direzione del servizio segreto militare russo, incaricata secondo il quotidiano di reperire componenti destinati anche agli armamenti impiegati in Ucraina.

Le aziende giapponesi citate, fra cui Toshiba, Panasonic e Nippon Electric, non avrebbero tuttavia spedito consapevolmente i propri prodotti all’industria militare russa. La rete avrebbe utilizzato percorsi commerciali attraverso Uzbekistan, Cina, Sri Lanka e Vietnam; tra gli intermediari sarebbe comparsa anche Proco Air Service, partner commerciale di Aeroflot, incaricata di gestire trasferimenti attraverso paesi terzi prima dell’arrivo delle merci in Russia.


Migliaia di parti nei sistemi d’arma

Fino ad agosto 2026, l’Ucraina ha catalogato 5.816 componenti prodotti all’estero all’interno di circa 200 sistemi d’arma russi. L’attività di esame e classificazione è stata condotta dalla Direzione principale dell’intelligence del Ministero della Difesa.

Tra gli esempi indicati figura un microcomputer Jetson Orin di Nvidia, recuperato all’interno di un missile da crociera M71 Monochrome. Per i servizi ucraini, il quadro dimostra che le sanzioni possono incidere soltanto se accompagnate da controlli più rigorosi e da misure capaci di spezzare le catene di fornitura tecnologica dirette verso la Russia.

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