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Attualità 3 min di lettura2 ott

Klopp contro AfD: «Assurdità completa» sulla Germania multietnica

Il commissario tecnico respinge la polemica sul colore della pelle dei giocatori e indica lo spogliatoio come esempio di rispetto e coesione.

Per Jurgen Klopp l’unità della Germania passa anche dalla sua Nazionale. Fin dal debutto sulla panchina tedesca, avvenuto lo scorso luglio, il tecnico ha cercato di legare la squadra all’intera popolazione del Paese, presentandosi con un cappellino dal messaggio «Uno di 83 milioni».

Quella scelta aveva un significato preciso: riportare la bandiera e il patriottismo fuori dalla disponibilità di chi li usa per dividere. Klopp lo aveva spiegato sostenendo di voler «riconquistare la bandiera tedesca e recuperare il concetto di patriottismo dalle persone sbagliate».


Lo spogliatoio smentisce l’odio

Il tecnico ha indicato proprio il gruppo che allena come la risposta più concreta alle accuse circolate nelle ultime ore. La rosa, composta anche da diversi calciatori con origini migratorie, sarebbe più compatta che mai e rappresenterebbe, secondo Klopp, la prova quotidiana della possibilità di convivere nel rispetto.

«Tutti vengono rispettati in base ai fatti e non screditati sulla base di false opinioni. Il mondo dovrebbe imparare qualcosa da uno spogliatoio sportivo», ha affermato il commissario tecnico. Il riferimento è a un ambiente nel quale il valore dei giocatori viene misurato dal comportamento e dal contributo alla squadra, non dal colore della pelle.


La provocazione del partito

La polemica era stata rilanciata da Kay Gottschalk, tra i fondatori di AfD. Dopo la sconfitta della Germania contro la Grecia ad Augusta, il politico aveva pubblicato un confronto tra la formazione della Germania Ovest campione del mondo nel 1990, composta da calciatori bianchi, e l’undici scelto da Klopp, nel quale figuravano otto giocatori non bianchi.

Nel commento, Gottschalk aveva collegato le presunte virtù collettive e lo spirito di squadra a valori culturali costruiti attraverso secoli di storia comune. Un’impostazione che ha riportato al centro una tesi già comparsa in altre occasioni nel dibattito pubblico tedesco.

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Non è il primo caso

Nel 2016 Beatrix von Storch, ancora oggi ai vertici di AfD insieme a Gottschalk, aveva messo in dubbio l’identità della squadra nazionale dopo l’eliminazione dagli Europei per mano della Francia. La sua uscita aveva provocato numerose reazioni e un’ampia condanna pubblica.

Alla vigilia degli Europei disputati in Germania nel 2024, anche Björn Höcke aveva dichiarato di non riconoscersi più nella selezione, accusandola di rappresentare l’ideologia arcobaleno. Nello stesso anno, il politico era stato condannato per aver pronunciato consapevolmente durante un comizio uno slogan nazista.


La replica dopo la vittoria

La risposta di Klopp è arrivata a Monaco di Baviera, durante la conferenza stampa successiva alla partita di Nations League contro la Serbia, vinta dalla Germania. L’appuntamento avrebbe dovuto concentrarsi sul primo successo del tecnico alla guida della Nazionale, ma le domande si sono spostate sulla campagna diffusa nelle reti sociali.

Klopp ha liquidato senza esitazioni l’idea che la squadra non fosse abbastanza tedesca per il colore della pelle dei suoi componenti: «La Germania non è abbastanza bianca? Assurdità completa che non commenterò». Poi ha aggiunto di non voler dedicare tempo a una polemica simile, definendola incompatibile con le priorità della vita quotidiana e con il senso stesso del confronto pubblico.

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