Kinnock svela il piano di Burnham: il Regno Unito tornerà nell’Ue
L’ex leader laburista considera autentica la svolta europeista del premier e indica nelle destre il principale ostacolo a un nuovo riavvicinamento a Bruxelles.
Neil Kinnock non ha dubbi sulla direzione che Andy Burnham intende imprimere ai rapporti tra Regno Unito e Unione europea: il ritorno britannico nel progetto comunitario è, secondo lui, l’obiettivo finale del primo ministro. A 84 anni, l’ex leader laburista resta una delle figure più influenti della sinistra britannica e rivendica di aver trasformato il partito da forza euroscettica a principale riferimento europeista del Paese.
La sua lettura va oltre la politica europea. Kinnock difende l’impostazione pragmatica di Burnham, respinge l’etichetta di mentore e sostiene la necessità di tassare maggiormente patrimoni e redditi più elevati. Sullo sfondo c’è la crisi della socialdemocrazia, chiamata a offrire insieme protezione e nuove opportunità.
Il ritorno in Europa resta l’obiettivo
Secondo Kinnock, Burnham non avrebbe cambiato linea tra la campagna elettorale nel collegio di Makerfield e il successivo intervento alla conferenza del Labour. In quella circoscrizione, spiega, il tema non era il futuro del rapporto con Bruxelles, ma la conquista del seggio necessaria per puntare alla guida del partito. Per questo il candidato avrebbe scelto di non trasformare la Brexit nel centro del confronto.
Oggi, invece, il premier può affrontare apertamente la questione. «Il suo impegno è autentico», ha affermato Kinnock, indicando Burnham come l’uomo capace di riportare il Regno Unito nell’Ue. L’ex leader precisa tuttavia che non si tratterebbe di ripristinare semplicemente la situazione del 2016: il Paese dovrebbe negoziare un nuovo ingresso, pur partendo da decenni di regole, consuetudini e standard condivisi.
L’ipotesi di un secondo referendum non viene esclusa, ma Kinnock immagina una soglia particolarmente alta: il risultato dovrebbe superare il 60% dei voti. A suo giudizio, il precedente del 1975, quando l’adesione all’allora Comunità europea fu approvata con il 66% contro il 34%, dimostra che un margine simile sarebbe raggiungibile.
Il principale freno, nella sua analisi, è rappresentato dalla destra britannica. Reform e i conservatori, che insieme raccolgono circa il 40% nei sondaggi citati da Kinnock, dovrebbero essere sconfitti non soltanto sul terreno politico ordinario, ma anche perché renderebbero incerta la stabilità di un eventuale nuovo accordo con l’Europa. Il Regno Unito, aggiunge, potrebbe essere utile anche all’Unione, ma prima dovrebbe dimostrare di voler restare a lungo termine.
Un socialista guidato dal pragmatismo
Kinnock respinge l’idea che Burnham stia semplicemente spostando il Labour verso sinistra, in contrapposizione alla sua precedente opera di avvicinamento al centro. A suo avviso, il premier si muove secondo un criterio di utilità concreta dello Stato e non dentro una rigida contrapposizione tra destra e sinistra. Il riferimento evocato è l’intervento pubblico promosso da Winston Churchill negli anni Cinquanta, difficilmente classificabile come una scelta di sinistra.
L’ex leader descrive Burnham come un socialista razionale, capace di combinare ideali e applicazione pratica. Le idee, sostiene, acquistano valore soltanto quando producono risultati tangibili per i cittadini. È proprio questa attenzione all’efficacia delle politiche, secondo Kinnock, a creare una sostanziale vicinanza tra i due, nonostante i diversi percorsi alla guida del partito.
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Il rapporto personale viene definito con altrettanta chiarezza. Kinnock non accetta il ruolo di padre politico o consigliere del primo ministro: considera Burnham un compagno di partito e un amico, pur dicendosi profondamente soddisfatto del fatto che il premier abbia indicato in lui una delle persone che lo hanno spinto a impegnarsi in politica.
Più tasse sui patrimoni più ricchi
Sul piano economico, Kinnock sostiene l’introduzione di un’imposta sui patrimoni e di un prelievo maggiore sui redditi più alti. La sua motivazione parte dalla stagnazione dei salari reali, evidente in gran parte delle economie occidentali soprattutto dopo il 2008, mentre le entrate dei cittadini più ricchi hanno continuato a crescere.
L’ex commissario europeo propone anche di ridurre la distanza tra tassazione dei redditi e imposta sulle plusvalenze. A suo giudizio, molti contribuenti presentano come guadagni da capitale somme che derivano da affitti, vendita di azioni o cessione di altri beni. Un trattamento più uniforme, secondo la sua stima, potrebbe portare nelle casse pubbliche circa 18 miliardi all’anno, una cifra paragonata all’aumento di circa 2 pence dell’aliquota più bassa dell’imposta sul reddito.
La conclusione politica è netta: chiedere un contributo più consistente ai redditi più elevati consentirebbe di evitare ulteriori pressioni fiscali sui lavoratori. Per Kinnock, equità ed efficienza economica possono quindi procedere nella stessa direzione.
Sicurezza come protezione e spinta
Parlando delle esigenze dell’elettorato britannico, Kinnock preferisce il concetto di sicurezza a quello di semplice assistenza. La sicurezza, nella sua definizione, comprende innanzitutto cura e protezione, ma deve anche creare una base solida da cui partire per sviluppare opportunità, iniziativa, creatività e realizzazione personale.
Questa doppia funzione — difendere le persone e consentire loro di avanzare — è, secondo l’ex leader, il nucleo della socialdemocrazia. Kinnock sostiene di aver difeso questa idea per decenni e ricorda il periodo in cui, nella parte iniziale del nuovo secolo, la socialdemocrazia riusciva a parlare a una platea più ampia. La riflessione si interrompe mentre richiama il proprio ingresso nella Commissione europea, avvenuto nel 1995.
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