Kiev, il primo raid è arrivato senza allerta: cosa non ha funzionato
Yuriy Ignat riferisce di due lanci balistici contro la capitale, con il primo attacco delle 23 avvenuto senza una segnalazione preventiva.
I missili balistici impiegati contro Kiev provengono dalle aree russe vicine al confine, mentre le informazioni sui lanci vengono inoltrate dai Paesi partner a un centro operativo. È su questo meccanismo di allerta che si concentra ora l'attenzione delle autorità ucraine.
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Un allarme mancato resta da chiarire
Yuriy Ignat, portavoce dell'aeronautica militare ucraina, ha spiegato che per la prima incursione non è arrivata alcuna comunicazione preventiva dagli alleati. Le autorità stanno cercando di ricostruire il motivo per cui il sistema non abbia segnalato in tempo la minaccia.
Il mancato avviso riguarda il raid iniziato alle 23. Nella notte, infatti, la capitale è stata raggiunta da due attacchi distinti, condotti con ordigni balistici Iskander-M e S-400.
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Due attacchi nella stessa notte
Il secondo lancio è stato registrato alle 3, a distanza di alcune ore dal primo. La sequenza dei raid è stata accostata da Ignat a quella osservata martedì scorso, quando Kiev era stata nuovamente presa di mira.
Secondo la ricostruzione del portavoce, i sistemi russi sono stati utilizzati in entrambe le fasi dell'offensiva. La prima ondata, però, si è verificata senza che il centro operativo ricevesse l'avvertimento normalmente trasmesso dai Paesi partner.
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