Jelenic esplode in aula: calci, insulti e l’uscita forzata dal processo
Durante l’udienza a Bologna sull’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, l’imputato ha perso il controllo; la corte ha poi respinto anche la richiesta della sua legale di lasciare l’incarico.
In Corte d’Assise a Bologna, il momento più delicato del processo a Marin Jelenic è arrivato mentre si discuteva della perizia psichiatrica. L’imputato, 36enne croato accusato dell’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, ha reagito con una serie di attacchi verbali e con gesti violenti dentro la gabbia di vetro, fino a essere allontanato dall’aula.
L’udienza si trasforma in caos
Jelenic ha colpito le pareti con dei calci, ha insultato l’Italia definendola un Paese “mafioso” e ha liquidato il procedimento come un “processo politico” condotto in modo “indegno”. Nel mirino è finita anche la sua difesa: ha rivolto offese pure all’avvocata Marialuisa Marcuccio, prima di essere riportato in carcere.
La difesa resta al suo posto
Dopo quanto accaduto, Marcuccio ha chiesto di essere sollevata dall’incarico, ma il presidente della corte Pasquale Liccardo ha detto no. Secondo la sua valutazione, la condotta dell’imputato, pur offensiva, non basta per escludere il mandato difensivo.
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Nella stessa udienza sono stati anche illustrati gli esiti della perizia affidata al professor Domenico Berardi. Per il consulente, al momento del fatto Jelenic non aveva disturbi tali da cancellare o ridurre in modo significativo la capacità di intendere e di volere, e oggi risulta comunque in condizioni compatibili con il processo.
La relazione del perito
Berardi lo ha descritto come lucido, coerente e in buono stato generale, escludendo la presenza di psicopatologie o sindromi depressive di rilievo. Le conclusioni della consulenza, dunque, vanno nella direzione di una piena partecipazione dell’imputato al dibattimento.
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