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Attualità 1 min di lettura46 min fa

Jean Reno racconta il dolore, il lavoro e la scrittura

Dopo i 75 anni l’attore ha pubblicato due thriller e parla di infanzia, successo e nuove identità.

Dopo i 75 anni Jean Reno ha iniziato una seconda carriera come autore di thriller. Prima Emma e poi Evasione, entrambi pubblicati da Longanesi, lo hanno portato dalla recitazione alla narrativa.

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La scoperta della scrittura

Reno ha spiegato di non aver pensato prima ai libri. La spinta sarebbe arrivata durante il periodo del Covid, quando l’assenza del lavoro lo ha costretto a interrogarsi sul modo in cui definisce se stesso.

L’attore ha raccontato di aver capito allora che una persona non coincide con la propria professione. Si può lavorare in una rivista, occuparsi della terra o coltivare patate senza smettere di avere un’identità. Da quella consapevolezza è nata la decisione di provare a scrivere, nonostante il confronto con autori che considera più talentuosi.

Reno preferisce comunque presentarsi come un narratore di storie, non come uno scrittore in senso pieno. Parlando di Marc Levy, che abita vicino a lui, ha descritto due approcci molto diversi: per lo scrittore francese le idee arrivano continuamente e la scrittura è una necessità, mentre per lui rappresenta soprattutto un piacere. “Per me è una gioia, non un bisogno”, ha detto.

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Infanzia e carriera

Tra i ricordi più dolorosi c’è la morte della madre, avvenuta quando aveva 17 anni. Reno l’ha definita una frattura enorme, accanto alla quale però colloca anche momenti di leggerezza. A suo giudizio, nella vita possono convivere dolore, spensieratezza e molto lavoro.

Il successo cinematografico non lo ha travolto nel modo abituale per molti attori giovani. Veniva dal teatro e ha continuato a considerare la recitazione un mestiere, senza lasciarsi coinvolgere dagli eccessi legati alla fama. “Non sono caduto nella droga, nell’alcol, nel sesso”, ha raccontato, ricordando gli anni in cui arrivarono notorietà, denaro, fotografie e viaggi.

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