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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Italia, scuola e media perdono fiducia secondo un’indagine globale

Solo il 46% vede nella scuola un ascensore sociale; l’82% percepisce orientamento politico nei media tradizionali

L’Italia mostra una fiducia ridotta nella scuola come strumento di mobilità sociale e nei mezzi d’informazione. È quanto emerge dal FII PRIORITY Compass 2026, ricerca internazionale condotta dal Future Investment Initiative Institute con Ipsos.

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I risultati italiani su scuola e università

Soltanto il 46% degli italiani ritiene che il sistema educativo offra ai bambini delle famiglie meno abbienti una concreta possibilità di migliorare la propria condizione. Nel resto del mondo la quota arriva al 60%, con una differenza di 14 punti.

Il giudizio sull’università è meno severo rispetto alla media internazionale. In Italia il 53% pensa che, per la maggior parte delle persone, frequentare un ateneo non giustifichi più il costo sostenuto; a livello globale la percentuale sale al 65%. Tra i 32 Paesi analizzati, quello italiano registra il terzo dato più basso.

Resta però limitata la fiducia nel valore del titolo di studio rispetto alle competenze. Solo il 47% degli intervistati in Italia considera la laurea più importante delle capacità effettive per ottenere un buon lavoro: è il secondo livello più basso rilevato dall’indagine.


La distanza tra Nord e Sud del mondo

Lo studio è stato realizzato tra il 24 aprile e il 5 giugno 2026 su 61.200 adulti di 32 Paesi. A livello mondiale, il 34% ritiene che il pianeta stia procedendo nella direzione giusta, mentre il 46% esprime lo stesso giudizio sul proprio Paese. La fiducia nella propria vita è invece molto più alta e raggiunge il 75%.

Il divario geografico è netto. Nei 19 Paesi del Sud globale il 47% guarda con fiducia alla direzione presa dal mondo, contro il 15% registrato nei 13 Paesi del Nord globale. Anche sull’economia mondiale le risposte divergono: gli ottimisti sono il 49% nel Sud e il 19% nel Nord.

La fiducia nella possibilità di migliorare la propria posizione attraverso il lavoro raggiunge il 75% nel Sud globale e il 60% nel Nord. La media internazionale è del 69%, sei punti in più rispetto al 2025.


Costo della vita e servizi essenziali

Per il quinto anno consecutivo, il costo della vita è la preoccupazione più citata: lo indica il 56% del campione, in aumento di sei punti sul 2025. Le spese per l’energia sono segnalate dal 34% degli intervistati.

Salute e accesso alle cure rappresentano il principale fattore di benessere per il 44% delle persone, mentre il 43% indica la sicurezza del lavoro e del reddito. Più della metà collega inoltre il costo della vita e i debiti alla difficoltà di avere il numero di figli desiderato.

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Meno del 50% del campione si dice soddisfatto dell’assistenza sanitaria disponibile nel proprio Paese. Il 63% sarebbe disposto ad accettare tasse più alte per garantire cure accessibili a tutti.


Intelligenza artificiale sotto controllo

L’apertura verso le nuove tecnologie è accompagnata dalla richiesta di limiti precisi. Il 57% degli intervistati sarebbe disposto a pagare per acquisire competenze nell’intelligenza artificiale, ma l’80% rifiuta che sistemi automatizzati prendano la decisione finale in settori come assunzioni, giustizia e sanità.

La richiesta di una regolamentazione internazionale raccoglie l’85% dei consensi. Per la robotica, il 65% prevede una presenza ordinaria nella vita quotidiana entro dieci anni e il 61% affiderebbe volentieri ai robot le faccende domestiche.

L’accettazione diminuisce quando entrano in gioco le attività di cura. La tecnologia appare quindi più accettata per ridurre la fatica e liberare tempo che per sostituire rapporti e responsabilità umane.


La fiducia nei mezzi d’informazione

In Italia la televisione nazionale è considerata affidabile dal 43% degli intervistati, contro il 62% della media mondiale. Per le notizie diffuse in rete il dato scende al 37%, mentre globalmente raggiunge il 52%.

L’82% degli italiani ritiene inoltre che i media tradizionali siano orientati politicamente. Il dato registra la percezione dei cittadini e non dimostra che la stessa quota di testate sia effettivamente schierata, ma segnala una forte difficoltà di credibilità per il settore.

La sfiducia riguarda anche le piattaforme digitali e non si traduce automaticamente in un consenso verso i nuovi protagonisti dell’informazione. Il 48% attribuisce ai creatori di contenuti online la capacità di intercettare le preoccupazioni della gente comune, una valutazione riferita alla loro vicinanza ai bisogni del pubblico e non necessariamente alla precisione delle notizie.

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