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Attualità 4 min di lettura54 min fa

Italia, poca fiducia in scuola e media dal sondaggio globale

In Italia scuola e mezzi di informazione raccolgono livelli di fiducia inferiori rispetto alla media internazionale.

In Italia scuola e mezzi di informazione raccolgono livelli di fiducia inferiori rispetto alla media internazionale. È quanto emerge dalla quinta edizione del FII PRIORITY Compass 2026, indagine realizzata dal Future Investment Initiative Institute con Ipsos.

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Scuola e mobilità sociale

Solo il 46% degli italiani pensa che il sistema educativo offra ai bambini delle famiglie meno abbienti una concreta possibilità di migliorare la propria condizione sociale. La quota arriva al 60% nel dato mondiale, con una differenza di 14 punti percentuali.

Il giudizio sull’università è meno severo rispetto a quello rilevato in molti altri Paesi. In Italia il 53% ritiene che, per la maggioranza delle persone, frequentare un ateneo non giustifichi più la spesa necessaria: la media internazionale è del 65% e il dato italiano è il terzo più basso tra i 32 Paesi coinvolti.

Soltanto il 47% degli intervistati italiani ritiene inoltre che, per ottenere un buon lavoro, il titolo di studio conti più delle competenze concrete. È il secondo valore più basso della rilevazione. Il dato segnala una distinzione tra l’utilità attribuita alla laurea e la convinzione che il diploma universitario garantisca automaticamente migliori opportunità.


La fiducia nei mezzi d’informazione

La distanza dalla media internazionale è ancora più ampia quando si parla di informazione. La televisione nazionale è considerata affidabile dal 43% degli italiani, contro il 62% del campione globale; per le notizie diffuse in rete la percentuale scende al 37%, rispetto al 52% mondiale.

L’82% degli intervistati in Italia pensa poi che i mezzi di informazione tradizionali siano condizionati politicamente. Si tratta della percezione dei cittadini, non di una misurazione dell’effettivo orientamento editoriale, ma il risultato mette in evidenza il problema di credibilità del settore.

La sfiducia riguarda anche i nuovi soggetti dell’informazione digitale. Il 48% degli italiani ritiene che i creatori di contenuti in rete sappiano interpretare le preoccupazioni della gente comune. La risposta misura soprattutto la capacità di rappresentare esigenze e sensibilità, senza stabilire quanto siano accurate le informazioni diffuse.


Il divario tra Nord e Sud

L’indagine è stata condotta dal 24 aprile al 5 giugno 2026 su 61.200 adulti in 32 Paesi. Solo il 34% degli intervistati pensa che il mondo stia andando nella direzione giusta, mentre il 46% esprime lo stesso giudizio sul proprio Paese. La fiducia nella propria vita resta invece più alta: raggiunge il 75%.

La differenza più netta riguarda la lettura del futuro. Nei 19 Paesi classificati come Sud globale il 47% vede una direzione positiva per il mondo; nei 13 Paesi del Nord globale la quota si ferma al 15%. Anche sull’economia mondiale il divario è marcato: 49% di ottimisti nel Sud contro il 19% nel Nord.

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La fiducia nella possibilità di migliorare la propria posizione attraverso il lavoro raggiunge il 75% nel Sud globale e il 60% nel Nord. A livello mondiale arriva al 69%, sei punti in più rispetto al 2025.

Il costo della vita resta la principale preoccupazione per il quinto anno consecutivo: lo indica il 56% del campione, sei punti oltre il dato dell’anno precedente. Le spese per l’energia sono citate dal 34% degli intervistati.


Tecnologia con limiti chiari

Il 57% delle persone coinvolte sarebbe disposto a pagare per acquisire competenze nell’intelligenza artificiale. L’apertura alle nuove tecnologie, però, si accompagna alla richiesta di mantenere il controllo umano sulle decisioni più delicate.

L’80% respinge infatti l’ipotesi che l’intelligenza artificiale possa avere l’ultima parola in settori come assunzioni, giustizia e sanità. L’85% sostiene inoltre la necessità di regole comuni a livello internazionale.

Per la robotica, il 65% prevede che entro dieci anni i robot diventeranno comuni nella vita quotidiana e il 61% accetterebbe di affidare loro le faccende domestiche. Il consenso diminuisce quando la delega riguarda attività di assistenza e cura.


Salute, lavoro e formazione

Meno della metà degli intervistati si dichiara soddisfatta dei servizi sanitari disponibili nel proprio Paese. Il 63% sarebbe disposto ad accettare tasse più alte per assicurare cure accessibili a tutti.

Salute e accesso alle prestazioni mediche sono indicati dal 44% come elementi decisivi per il benessere personale; la sicurezza del lavoro e del reddito segue con il 43%. Oltre metà del campione considera inoltre il costo della vita e i debiti ostacoli alla possibilità di avere il numero di figli desiderato.

Il 69% chiede ai governi di dare più spazio alla formazione professionale, anche per effetto dei cambiamenti prodotti dall’intelligenza artificiale nel mercato del lavoro. La questione riguarda quindi la preparazione di studenti e lavoratori a richieste professionali che cambiano più rapidamente dei percorsi educativi tradizionali.

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