Indagine globale, italiani sfiduciati su scuola e media
Solo il 46% vede nella scuola un ascensore sociale; la fiducia nei media resta sotto la media internazionale
In Italia scuola e mezzi d’informazione raccolgono livelli di fiducia inferiori alla media internazionale, secondo una ricerca condotta in 32 Paesi.
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La fiducia nell’informazione
Il 48% degli italiani riconosce ai creatori di contenuti in rete la capacità di intercettare le preoccupazioni della gente comune. Il dato riguarda la loro vicinanza ai problemi del pubblico e non costituisce, di per sé, una valutazione sull’attendibilità delle notizie diffuse.
La televisione nazionale è considerata affidabile dal 43% del campione italiano, rispetto al 62% rilevato su scala mondiale. Per le notizie consultate in rete la quota scende al 37%, contro il 52% internazionale.
Ancora più ampia è la distanza sulla percezione dell’orientamento politico dei mezzi tradizionali: l’82% degli intervistati in Italia li ritiene condizionati da posizioni politiche. Si tratta della rappresentazione offerta dal sondaggio, non di una misurazione dell’effettivo schieramento delle singole testate.
Scuola e mobilità sociale
Soltanto il 46% degli italiani pensa che il sistema educativo garantisca ai bambini delle famiglie meno abbienti una concreta possibilità di migliorare la propria condizione. Nel resto del mondo la stessa opinione raggiunge il 60%.
Il dato segnala una fiducia limitata nella capacità della scuola di attenuare le disuguaglianze di partenza. La critica riguarda quindi soprattutto l’effetto sociale dell’istruzione, più che il valore dell’insegnamento in sé.
Sull’università il giudizio è meno severo rispetto alla media globale. In Italia il 53% ritiene che frequentarla non giustifichi, per la maggioranza delle persone, la spesa richiesta; nel campione internazionale la percentuale arriva al 65%, mentre quella italiana è la terza più bassa tra i 32 Paesi esaminati.
Competenze e lavoro
Il 47% degli intervistati italiani considera il titolo di studio più importante delle capacità concrete quando si cerca un’occupazione qualificata. È il secondo valore più contenuto rilevato dalla ricerca.
Ne emerge una valutazione articolata: la laurea conserva una sua utilità, ma non viene vista come una garanzia automatica. Per università e aziende, il riconoscimento della formazione dipende sempre più dalle competenze effettivamente spendibili e dalle opportunità professionali offerte.
A livello mondiale, il 69% chiede ai governi di investire maggiormente nella formazione professionale. Il 65% ritiene inoltre che, per molte persone, il percorso universitario non valga più il costo sostenuto.
Tecnologia sotto controllo umano
L’intelligenza artificiale viene accolta soprattutto come uno strumento da imparare a utilizzare: il 57% sarebbe disposto a pagare per acquisire competenze specifiche. Tuttavia, l’80% esclude che possa avere l’ultima parola in settori delicati come selezioni del personale, giustizia e sanità.
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L’85% degli intervistati sostiene inoltre la necessità di regole condivise a livello internazionale. Sui robot, il 65% immagina una loro presenza abituale nella vita quotidiana entro dieci anni e il 61% accetterebbe di affidare loro le faccende domestiche.
L’apertura diminuisce quando entrano in gioco le attività di cura. La tecnologia appare quindi più accettata per ridurre la fatica e liberare tempo che per sostituire rapporti e responsabilità tra persone.
Sicurezza economica e salute
Il rapporto è stato realizzato dal Future Investment Initiative Institute con Ipsos tra il 24 aprile e il 5 giugno 2026, coinvolgendo 61.200 adulti. Per il quinto anno consecutivo, il costo della vita è la preoccupazione più citata: lo indica il 56%, sei punti in più rispetto al 2025.
Le spese per l’energia sono indicate dal 34% degli intervistati. Tra gli elementi ritenuti più importanti per il benessere personale figurano l’accesso alle cure e la salute, al 44%, insieme alla stabilità del lavoro e del reddito, al 43%.
Meno della metà del campione si dice soddisfatta dei servizi sanitari disponibili nel proprio Paese. Il 63% sarebbe però favorevole a un aumento delle imposte se servisse a garantire cure accessibili a tutti.
Differenze tra Nord e Sud
La ricerca fotografa anche una netta distanza tra le aree del mondo. Nei 19 Paesi del Sud globale, il 47% pensa che il mondo stia procedendo nella direzione corretta; nei 13 Paesi del Nord globale la quota si ferma al 15%.
Lo stesso divario emerge sulle prospettive economiche: nel Sud globale è ottimista il 49%, mentre nel Nord globale la percentuale scende al 19%. Anche la fiducia nella possibilità di migliorare la propria posizione attraverso il lavoro è maggiore nel primo gruppo di Paesi, con il 75% contro il 60%.
Nel complesso, soltanto il 34% degli intervistati giudica positiva la direzione presa dal mondo e il 46% esprime la stessa opinione sul proprio Paese. La fiducia nella propria vita resta invece al 75%.
Il costo della vita e i debiti sono indicati da più della metà del campione come ostacoli alla possibilità di avere il numero di figli desiderato. La sicurezza economica, l’accesso ai servizi e la protezione dagli imprevisti risultano così associati al benessere quanto, o più, dell’aumento del reddito.
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