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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Scuola e media, italiani sfiduciati: il confronto globale

Solo il 46% vede nella scuola una via di mobilità sociale; l’82% percepisce i media tradizionali come orientati

Gli italiani guardano con scarsa fiducia alla capacità della scuola di ridurre le disuguaglianze e giudicano poco indipendente l’informazione tradizionale. È quanto emerge dal FII PRIORITY Compass 2026, la quinta indagine internazionale del Future Investment Initiative Institute realizzata con Ipsos.

La ricerca è stata condotta tra il 24 aprile e il 5 giugno 2026 su 61.200 adulti in 32 Paesi. A livello mondiale, il 34% degli intervistati pensa che il mondo proceda nella direzione giusta, il 46% esprime lo stesso giudizio sul proprio Paese e il 75% considera positiva l’evoluzione della propria vita.

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Fiducia nella scuola italiana

Il divario più netto riguarda la mobilità sociale. Soltanto il 46% degli italiani ritiene che il sistema educativo garantisca ai bambini delle famiglie con redditi bassi una concreta possibilità di migliorare la propria posizione. La media internazionale arriva al 60%, con una differenza di 14 punti.

Il dato segnala una debole fiducia nella capacità della scuola di compensare gli svantaggi familiari. Il problema, secondo i risultati dell’indagine, non coincide necessariamente con il giudizio sull’insegnamento, ma con la percezione che l’istruzione non riesca più ad assicurare opportunità simili per tutti.

L’università riceve una valutazione meno severa rispetto alla media mondiale. In Italia il 53% pensa che, per la maggior parte delle persone, il percorso universitario non giustifichi il costo sostenuto, contro il 65% rilevato nel campione complessivo: tra i 32 Paesi esaminati, è il terzo valore più basso.

Solo il 47% degli italiani concorda inoltre sul fatto che il titolo di studio conti più delle competenze per ottenere un buon lavoro. È il secondo dato più contenuto a livello internazionale. La laurea mantiene quindi una certa utilità, ma non viene considerata una garanzia automatica di occupazione o avanzamento sociale.


Il rapporto con informazione e media

Sul fronte dell’informazione, l’Italia si colloca sotto la media globale per tutti i mezzi analizzati. La televisione nazionale è ritenuta affidabile dal 43% degli intervistati, rispetto al 62% registrato nel mondo; per le notizie diffuse in rete la quota italiana scende al 37%, contro il 52% internazionale.

Ancora più marcata è la percezione di un orientamento politico dei mezzi tradizionali: l’82% degli italiani li considera schierati. Il dato misura il giudizio dei cittadini e non stabilisce l’effettiva posizione editoriale delle singole testate, ma evidenzia una forte erosione della credibilità del settore.

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La sfiducia non si trasferisce automaticamente alle nuove figure dell’informazione digitale. Il 48% degli italiani ritiene che i creatori di contenuti presenti in rete riescano a intercettare le preoccupazioni della gente comune.

Questa valutazione riguarda soprattutto la capacità di dare voce a bisogni e sensibilità diffuse. Non equivale, però, a una valutazione positiva sulla precisione delle notizie o sulla loro verifica.


Il costo della vita resta la priorità

Nel quadro internazionale, per il quinto anno consecutivo il costo della vita è la principale preoccupazione: lo indica il 56% del campione, sei punti in più rispetto al 2025. Le spese per l’energia vengono citate dal 34% degli intervistati.

Salute e accesso alle cure rappresentano il primo requisito del benessere personale per il 44%, mentre il 43% indica la stabilità del lavoro e del reddito. Più della metà del campione considera inoltre costo della vita e debiti ostacoli alla possibilità di avere il numero desiderato di figli.

Meno della metà degli intervistati si dice soddisfatta dell’assistenza sanitaria disponibile nel proprio Paese. Il 63% sarebbe disposto ad accettare imposte più alte per rendere le cure accessibili a tutta la popolazione.


Tecnologia sotto controllo umano

L’apertura verso l’intelligenza artificiale convive con una richiesta di limiti precisi. Il 57% degli intervistati sarebbe disposto a pagare per acquisire nuove competenze, ma l’80% respinge l’idea che un sistema automatizzato possa assumere la decisione finale in settori delicati come selezioni professionali, giustizia e sanità.

L’85% sostiene inoltre la necessità di regole comuni tra i Paesi. Anche la robotica viene accolta soprattutto quando riduce la fatica: il 65% pensa che entro dieci anni i robot entreranno nella vita quotidiana e il 61% affiderebbe loro le faccende domestiche, mentre l’accettazione cala quando sono coinvolte attività di cura.

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