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Attualità 2 min di lettura4 ore fa

Italia, la carta di Meloni sul deficit: Bruxelles può cedere

La Commissione europea valuta un’uscita anticipata dell’Italia dalla procedura, mentre il governo prepara il confronto sull’allentamento dei vincoli di bilancio.

La partita europea pesa direttamente sulla prossima legge di bilancio, che potrebbe essere l’ultima prima del ritorno alle urne. Per questo Roma punta a ottenere margini più ampi sui conti pubblici e a chiudere in anticipo la procedura per disavanzo eccessivo.


Energia e difesa al centro del negoziato

L’Italia ha già avanzato richieste finanziarie rilevanti: 14 miliardi per gli interventi legati all’energia e altri 22 miliardi destinati alla difesa. La permanenza nella procedura europea rischierebbe di impedire l’accesso ai programmi con cui l’Unione intende sostenere proprio questi due ambiti.

Anche Bruxelles, quindi, avrebbe interesse a trovare un’intesa. I vertici comunitari considerano la flessibilità energetica e il rafforzamento della difesa priorità strategiche; senza l’uscita dalla procedura, tuttavia, l’Italia resterebbe esclusa dai relativi progetti.


Meloni prepara il confronto decisivo

Il governo non avrebbe interrotto il dialogo con le istituzioni europee dopo la revisione dei dati italiani sul deficit. Secondo le ricostruzioni sul dossier, il lavoro diplomatico prosegue e la Commissione potrebbe valutare favorevolmente il rientro dell’Italia già da quest’anno.

Giorgia Meloni ha rilanciato il tema il 30 settembre, durante un evento organizzato dal Gazzettino. La presidente del Consiglio ha sostenuto che nel calcolo dei parametri europei debba essere considerata anche l’inflazione più elevata registrata nel periodo recente e ha annunciato un nuovo intervento italiano presso la Commissione.

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Il 3,1% resta l’ostacolo

A complicare il quadro è il dato del 3,1% nel rapporto tra deficit e prodotto interno lordo, emerso il 22 settembre. Il numero ha alimentato tensioni nella maggioranza e ha riaperto il confronto sul metodo utilizzato dall’Istat per elaborare le statistiche nazionali.

Meloni ha collegato la richiesta italiana anche alla precedente revisione al rialzo del Pil, interpretata dal governo come il segnale di una sottovalutazione dell’economia del Paese. Nel dibattito sono intervenuti pure i sindacati: Cassata, della Cgil, ha definito «inaccettabile il sospetto di dati orientati politicamente».


La prossima tappa è l’Ecofin

Il primo appuntamento utile sarà la riunione dell’Ecofin del 9 ottobre, in programma in Lussemburgo. Al tavolo siederanno i ministri dell’Economia e delle Finanze degli Stati membri, compreso Giancarlo Giorgetti, e potrebbero emergere le prime aperture sulle regole di bilancio.

La questione dovrebbe poi arrivare anche al Consiglio europeo previsto due settimane più tardi. Meloni ha indicato entrambi gli incontri come occasioni per discutere una maggiore flessibilità e rivedere i limiti applicati al disavanzo.

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