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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Italia, fuga dei laureati: persi 16 miliardi ogni anno

Ogni giorno partono 220 giovani, mentre gli Its occupano l’84% dei diplomati ma restano sotto l’obiettivo di 100mila iscritti

L’Italia perde ogni anno 16 miliardi di euro per la partenza dei giovani qualificati. In media sono 220 al giorno, diretti soprattutto verso altri Paesi europei e il Nordamerica.

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Scuola e competenze da rafforzare

Gli Its hanno raddoppiato le iscrizioni e garantiscono un impiego all’84% dei diplomati entro dodici mesi. Nel 93% dei casi, inoltre, il lavoro ottenuto è coerente con il percorso seguito. Nonostante questi risultati, gli studenti sono ancora molto meno dei 100mila ritenuti necessari per rispondere alle esigenze delle imprese.

Le aziende cercano ogni anno 120mila profili qualificati e il 57% di queste posizioni risulta difficile da coprire. La dispersione scolastica è scesa all’8,2%, ma il 51% degli studenti delle superiori non raggiunge il livello minimo in matematica, percentuale che sale al 60% nel Mezzogiorno. Alle medie il problema riguarda anche le competenze in italiano.


Incentivi e attrattività

Secondo il rapporto «Le leve della crescita», le politiche pubbliche dovrebbero sostenere sia la ricerca sia l’occupazione. Gli incentivi oggi favoriscono soprattutto l’arrivo dei lavoratori dall’estero, come nel caso delle agevolazioni fiscali per gli «impatriati», mentre servono sgravi contributivi mirati per spingere le imprese ad assumere nei settori e nei territori dove mancano professionalità.

Tra le proposte figura anche il rafforzamento dei servizi destinati a chi decide di trasferirsi in Italia. Il documento richiama l’esperienza dei Welcome Office dell’Emilia-Romagna per le pratiche amministrative e il portale unico multilingue adottato in Germania per raccogliere le informazioni utili ai nuovi arrivati.


Partenze e arrivi da riequilibrare

Il problema, rileva il rapporto curato da Roberto Garofoli con il sostegno dell’Anci, non coincide con la mobilità internazionale dei laureati. Il punto è lo squilibrio tra le numerose uscite e gli ingressi ancora limitati: in materia di attrattività, l’Italia occupa il 34esimo posto su 38 Paesi dell’Ocse.

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La quota di laureati tra i giovani che lasciano il Paese è del 44,2%, contro il 30,1% registrato tra quelli che restano. L’investimento pubblico sostenuto per formarli finisce così per produrre ricchezza altrove, invece di alimentare il sistema economico nazionale.


Una regia per la crescita

Il rapporto propone una struttura di coordinamento a Palazzo Chigi, con la partecipazione dei ministeri e degli enti territoriali. A questa dovrebbe affiancarsi un Osservatorio sull’attrattività composto da Istat, Banca d’Italia, Inapp e Svimez, incaricato di verificare obiettivi e risultati.

La strategia dovrebbe fissare traguardi misurabili e scadenze definite, sul modello del Pnrr. Tra le priorità indicate ci sono la continuità degli investimenti nella ricerca e la stabilizzazione delle competenze sviluppate grazie al Piano.


Politiche collegate tra loro

I capitoli dedicati a istruzione, università e ricerca sostengono che le misure per la crescita non possano essere separate dagli interventi sociali e dal welfare. Il percorso che conduce dalla scuola alla formazione superiore e poi alla ricerca richiede quindi azioni coordinate.

Per rendere l’istruzione nuovamente uno strumento di mobilità sociale, il rapporto indica la necessità di insegnanti più motivati e selezionati meglio, senza puntare soltanto sull’aumento degli organici. La riforma del reclutamento, si osserva nel documento, è stata in larga parte ridimensionata.

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