Italia, 5,4 milioni senza un pasto proteico adeguato
Indagine su 120 famiglie: molti genitori saltano i pasti, soprattutto nei nuclei più esposti alla precarietà.
Sono 5,4 milioni le persone in Italia che non hanno risorse per consumare almeno ogni due giorni un pasto a base di proteine. Tra le famiglie coinvolte nell’indagine, quattro genitori su cinque dichiarano di rinunciare al cibo per lasciarlo ai figli.
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Salari insufficienti e servizi carenti
Secondo Ilaria Adinolfi, responsabile dei programmi di intervento in Italia di Azione contro la Fame, per contrastare il fenomeno occorre garantire «a tutti un salario congruo per una vita dignitosa, che stia al passo con l’aumento del costo della vita». Servono inoltre misure capaci di aiutare i genitori a conciliare occupazione e responsabilità familiari, soprattutto quando il carico di cura è elevato.
Tra gli ostacoli alla fuoriuscita dalla povertà figurano la scarsità di servizi per l’infanzia a costi accessibili e la debolezza dei percorsi destinati a favorire l’ingresso nel mercato del lavoro delle persone più fragili. Il problema riguarda anche chi un impiego lo possiede: la privazione alimentare coinvolge il 19,9% delle famiglie con un lavoratore a tempo determinato e il 17% di quelle con un occupato a tempo parziale.
Vergogna e accesso agli aiuti
La difficoltà economica viene spesso tenuta nascosta. Circa sette intervistati su dieci riferiscono di provare vergogna, mentre quasi quattro su dieci evitano di parlarne con la scuola dei figli, con i parenti o con i vicini.
I servizi sociali pubblici raggiungono meno di una famiglia su cinque tra quelle ascoltate. A Napoli nessun nucleo coinvolto ha dichiarato di averne usufruito; a Milano e Bari il ricorso è rimasto comunque circoscritto. Azione contro la Fame collega questa distanza alla paura di essere giudicati o sottoposti a controlli, fino al timore di conseguenze sull’affidamento dei figli.
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I dati sulla povertà alimentare
Nel 2025 la quota di chi non può permettersi un pasto proteico ogni due giorni è diminuita dal 9,9% al 9,3%. L’indicatore FIES della FAO, basato sulle esperienze dirette delle persone, ha però registrato un aumento dall’1,3% al 2,2%, tornando ai valori del 2022.
La privazione materiale legata all’alimentazione interessa il 9,9% dei nuclei con figli, contro l’11% della media nazionale. Il rapporto attribuisce il dato anche agli strumenti di sostegno economico, tra cui l’Assegno unico universale, e avverte che senza questi interventi la condizione potrebbe deteriorarsi rapidamente.
Famiglie più esposte e conseguenze sui minori
Le percentuali più alte si registrano tra i nuclei in cui la persona di riferimento ha meno di 35 anni, con il 19%, tra quelli composti da persone straniere, con il 15,2%, nelle famiglie con un solo genitore, con il 13,4%, e nel Mezzogiorno, con il 13,2%.
La situazione peggiora quando la persona di riferimento è senza lavoro: in questo caso la privazione alimentare riguarda il 43,7% delle famiglie con figli. Le conseguenze, tuttavia, non riguardano soltanto la qualità dei pasti, ma anche crescita, relazioni e benessere dei bambini. «I bambini sono tra i più colpiti dalle conseguenze della povertà familiare e le rinunce che li riguardano vanno ben oltre i beni materiali», ha osservato Adinolfi: tra le famiglie intervistate a Bari, nessun bambino praticava sport.
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