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Attualità 1 min di lettura6 ott

Israele teme un nuovo fronte: l’allerta per il 7 ottobre

A un anno dall’attacco, il governo segnala rischi da Gaza, Cisgiordania, Iran e cielo mentre lo scontro politico divide il Paese

A ridosso dell’anniversario del 7 ottobre, Israele si prepara a una giornata segnata da tensione e timori per possibili attentati. Le autorità hanno innalzato l’attenzione su più direttrici, mentre la frattura politica interna resta profonda e coinvolge anche le famiglie colpite dalla strage.


Quattro direzioni per la minaccia

Uno dei rischi indicati dal governo arriva da Gaza, dove secondo le autorità ci sarebbero ancora terroristi da individuare ed eliminare. Anche la Cisgiordania viene considerata un’area delicata: l’esercito mantiene infatti un livello elevato di allerta.

L’attenzione si estende inoltre all’Iran, dove sarebbero state rilevate attività ritenute sospette. Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda lo spazio aereo, dopo i controlli disposti in seguito al tentato attentato contro un volo Flydubai.


Il cielo tra i punti critici

Dalle verifiche sarebbero emersi dati relativi a oltre mille persone provenienti da Paesi non considerati amici. Il testo disponibile non chiarisce però la natura delle attività contestate né il collegamento preciso con il fallito attacco al volo.

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Gli allarmi diffusi dai ministri si inseriscono così in un quadro di sicurezza molto ampio, che comprende fronti terrestri, minacce esterne e possibili azioni dal cielo. L’anniversario del 7 ottobre viene quindi affrontato con misure rafforzate e particolare attenzione a eventuali segnali anomali.


La frattura politica non si ricompone

Alla preoccupazione per la sicurezza si aggiunge lo scontro tra il governo e l’opposizione. Eisenkot, che ha perso un figlio, ha rivolto accuse a Netanyahu, confermando quanto il ricordo dell’attacco continui a dividere il Paese anche sul piano politico.

Israele arriva dunque alla ricorrenza con una doppia tensione: da una parte il timore di nuovi attacchi, dall’altra il confronto interno sulle responsabilità e sulla gestione della crisi. Le autorità mantengono l’allerta, mentre restano aperti diversi possibili scenari di minaccia.

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