Israele, l’opposizione punta alla presidenza della Knesset
Con i 19 seggi arabi, il blocco di Gadi Eisenkot potrebbe superare quota 61 e cambiare gli equilibri parlamentari.
Il blocco di opposizione guidato da Gadi Eisenkot punta a conquistare la presidenza della Knesset, il Parlamento israeliano. L’operazione potrebbe aprire la strada a iniziative contro la permanenza di Benjamin Netanyahu alla guida del governo.
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La maggioranza per eleggere il presidente
La strategia, riferita da Channel 12, si basa sulla somma dei seggi dell’opposizione con quelli delle due liste arabe, che hanno ottenuto complessivamente 19 deputati. Il fronte contrario al Likud supererebbe così la soglia di 61 parlamentari, necessaria sia per sostenere un esecutivo sia per scegliere il presidente della Knesset.
Le due procedure, però, non sono collegate e potrebbero svolgersi in momenti diversi. Prima delle consultazioni del presidente Isaac Herzog con i leader dei partiti, il blocco di Eisenkot non avrebbe ancora raggiunto un accordo sul nome da proporre.
Tra i candidati citati figurano Oded Forer, deputato di Yisrael Beytenu, ed Elazar Stern, eletto nelle fila di Yashar. Stern, appena entrato alla Knesset e appartenente al partito arrivato secondo con 48 seggi, potrebbe raccogliere più facilmente anche il sostegno delle formazioni arabe.
I possibili effetti su Netanyahu
La presidenza del Parlamento consente di stabilire quando portare determinate questioni in aula e di incidere sull’organizzazione dei dibattiti. Un esponente sostenuto dall’opposizione potrebbe quindi accelerare l’esame di una proposta per impedire l’elezione o la rielezione di un candidato alla premiership sottoposto a processo, condizione che riguarderebbe Netanyahu.
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Lo stesso incarico avrebbe un peso nell’avvio di una commissione parlamentare d’inchiesta sulle carenze degli apparati di sicurezza emerse in relazione agli attacchi del 7 ottobre. La sua istituzione è stata a lungo osteggiata e rappresenta una delle richieste del fronte contrario al Likud.
Il ruolo di Amir Ohana
Dal 2022 la carica è ricoperta da Amir Ohana, figura di primo piano del Likud e vicino a Netanyahu. Nel 2023 Ohana sostenne la riforma della giustizia voluta dall’esecutivo, che provocò mesi di proteste prima di essere sospesa.
Il presidente uscente fu inoltre tra i promotori della Legge fondamentale approvata nel 2018, con cui l’arabo perse lo status di lingua ufficiale per assumere una condizione speciale. Anche per questo i partiti arabi, forti dei loro 19 seggi, intenderebbero contribuire alla sua sostituzione.
La candidatura comune dipenderà però dall’atteggiamento di Yashar. All’interno del partito di Eisenkot non ci sarebbe infatti una posizione condivisa sull’opportunità di cooperare con le liste arabe. Un accordo sulla presidenza potrebbe comunque diventare il primo banco di prova per un eventuale sostegno esterno a un governo di minoranza del blocco per il Cambiamento, anche qualora il Likud restasse alla guida dell’esecutivo.
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