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Attualità 1 min di lettura1 ora fa

Israele al bivio: perché il dopo Netanyahu non basta

Sarai Shavit guarda alle elezioni del 27 ottobre e si interroga sulla possibilità di chiudere davvero la stagione politica di Netanyahu.

La sconfitta di Netanyahu, secondo Sarai Shavit, non sarebbe sufficiente a riportare Israele a una stagione di prosperità e stabilità. Nel suo intervento, la scrittrice israeliana invita a guardare oltre l’esito del voto del 27 ottobre e a interrogarsi sulla portata del cambiamento necessario.

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Il voto non chiude la partita

L’appuntamento elettorale viene così presentato come un passaggio decisivo, ma non risolutivo. Anche un eventuale arretramento politico di Netanyahu non garantirebbe da solo il ritorno a quella che Shavit definisce l’“età dell’oro” di Israele.

La questione centrale riguarda quindi il dopo. Il cambio della leadership potrebbe aprire una fase diversa, ma per la scrittrice non basterebbe a cancellare le condizioni che hanno reso possibile l’attuale stagione politica.

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La domanda sul dopo Netanyahu

Shavit mette in dubbio che l’uscita di scena del governo di Netanyahu possa essere considerata definitiva. La domanda che accompagna la sua analisi è se, alla luce della realtà attuale, sia davvero possibile dire addio all’esecutivo di Bibi senza temere un suo ritorno.

“Alla prova della realtà odierna, è davvero possibile dire al governo di Bibi addio e non arrivederci?”, si chiede la scrittrice. Il voto del 27 ottobre diventa così il punto di partenza di una riflessione più ampia: per Israele, sostiene Shavit, servirebbe una trasformazione radicale e non soltanto un avvicendamento al vertice.

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