Una traccia di cocaina non basta: assolto il motociclista dello schianto
L’esame ha rilevato un metabolita, ma il giudice ha ritenuto non provato che l’uomo fosse in condizioni incompatibili con la guida al momento dell’impatto.
La presenza di cocaina nelle urine non ha dimostrato che il motociclista fosse alterato quando si è verificato l’incidente. Per questo il procedimento celebrato a Sarzana si è chiuso con un’assoluzione piena, pronunciata perché il fatto non sussiste.
Il punto decisivo è stato separare il consumo avvenuto in precedenza dall’effettiva compromissione delle capacità psicofisiche durante la guida. Una distinzione che, nel caso esaminato, ha prevalso sull’esito positivo del test tossicologico.
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La traccia rilevata non provava l’alterazione
L’uomo era stato sottoposto agli accertamenti in ospedale dopo essere caduto con lo scooter. Le analisi avevano individuato nelle urine un metabolita della cocaina, cioè una sostanza collegata all’assunzione della droga, ma non necessariamente indicativa di effetti ancora presenti al momento dello scontro.
La difesa, affidata all’avvocato Andrea Pizzuto, ha sostenuto proprio questa differenza: il dato biologico poteva dimostrare un uso passato, mentre mancava la prova che il conducente si trovasse sotto l’influenza della sostanza quando era al volante. Secondo questa impostazione, la sola positività non era sufficiente per configurare il reato previsto dall’articolo 187 del Codice della Strada.
Lo scontro durante il sorpasso
L’incidente era avvenuto all’incrocio tra viale Mazzini e via alla Fortezza. Il motociclista stava effettuando un sorpasso in un tratto delimitato dalla striscia continua quando l’automobile davanti a lui aveva iniziato una svolta a sinistra; la manovra aveva preceduto la caduta e le lesioni riportate dall’uomo.
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Dopo il ricovero erano quindi scattati i controlli previsti in questi casi. L’accusa contestava la guida dopo l’assunzione di cocaina e anche l’aggravante legata al fatto che il conducente avesse provocato il sinistro. Per questa violazione la legge prevede una pena detentiva da sei mesi a un anno e un’ammenda che può arrivare a 6.000 euro.
La decisione richiama la Corte costituzionale
Nel procedimento è stata richiamata anche la sentenza n. 10/2026 della Corte costituzionale. Il principio indicato dalla difesa è che la norma debba colpire condotte concretamente pericolose, non la semplice permanenza nell’organismo di una traccia ormai priva di effetti sulla guida.
La giudice Veronica Casiraghi ha accolto questa ricostruzione e ha assolto il motociclista. Le motivazioni non sono ancora state depositate, ma la decisione si inserisce nel dibattito sull’uso dei test tossicologici e sull’applicazione delle più recenti modifiche al Codice della Strada.
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