Irpef, il conto è concentrato: chi sostiene davvero il fisco italiano
Su 42,8 milioni di dichiaranti, solo 34,1 milioni versano l’imposta: il 18,78% dei contribuenti copre il 65% dell’Irpef.
Il gettito dell’Irpef si regge su una parte relativamente ridotta dei contribuenti. Le dichiarazioni presentate nel 2025, riferite ai redditi del 2024, mostrano infatti che 34.105.072 persone hanno pagato almeno un euro d’imposta, mentre la platea complessiva dei dichiaranti è arrivata a 42.837.963.
Rapportando questi dati ai circa 58 milioni di residenti, emerge che quasi 24,8 milioni di persone non risultano versare Irpef. Nel complesso sono stati dichiarati 1.076 miliardi di euro, dai quali sono derivati 216,24 miliardi di entrate: 193,316 miliardi dall’imposta ordinaria, 16,17 miliardi dalle addizionali regionali e 6,76 miliardi da quelle comunali.
Il peso fiscale cade su pochi contribuenti
Secondo l’analisi di Itinerari Previdenziali, la quota più consistente del prelievo è sostenuta da chi dichiara almeno 35mila euro lordi all’anno. Si tratta del 18,78% dei contribuenti, chiamato a versare il 65% dell’Irpef complessiva. Considerando anche la fascia tra 29mila e 35mila euro, poco più del 30% dei contribuenti arriva a finanziare circa il 79% dell’imposta.
La parte più ampia della platea fiscale contribuisce invece in misura molto più contenuta. Chi dichiara fino a 29mila euro rappresenta il 69,78% dei contribuenti, ma paga il 21,33% dell’Irpef, pari a circa 46 miliardi di euro. Gli autori dello studio descrivono una situazione “distante dal falso mito che vuole l’intera popolazione italiana tartassata dal fisco e dalle eccessive imposte”.
Dai redditi bassi ai grandi versamenti
Nelle fasce più basse l’imposta media è quasi nulla: i 7,9 milioni di contribuenti con redditi fino a 7.500 euro pagano mediamente 19 euro. Per i 7,4 milioni di persone comprese tra 7.500 e 15mila euro, il versamento medio sale a 204 euro.
Tra 15mila e 20mila euro si collocano circa 4,79 milioni di contribuenti, con un’Irpef media di 1.773 euro. Se il dato viene calcolato sul totale degli abitanti, la cifra scende a 1.288 euro, meno del costo pro capite della sanità nel 2024, pari a 2.347 euro. Nello scaglione tra 20mila e 26mila euro rientrano invece circa 6,65 milioni di persone, con un’imposta media di 3.284 euro.
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All’estremo superiore della distribuzione, 58.700 cittadini dichiarano almeno 300mila euro lordi annui, cioè lo 0,1% della popolazione. Questa fascia versa 14,03 miliardi di euro, il 6,49% dell’Irpef totale. Insieme, i contribuenti con redditi tra 100mila e 300mila euro sono 745.615, pari all’1,75% dei versanti, e coprono il 22,25% dell’imposta.
Il confronto con welfare e povertà
Itinerari Previdenziali mette in relazione la concentrazione del prelievo con l’aumento della spesa assistenziale. In sedici anni, quest’ultima è passata da 73 a oltre 180 miliardi di euro, senza che si registrasse una diminuzione proporzionale della povertà.
Stefano Cuzzilla, presidente Cida, sostiene che “la redistribuzione senza reciprocità rischia di diventare la grande asimmetria italiana”. A suo giudizio, il sistema dovrebbe ridurre la pressione su chi già paga, rafforzare il contrasto all’evasione e indirizzare il welfare verso chi ha realmente bisogno, favorendo anche lavoro e autonomia.
L’osservatorio definisce inoltre poco considerati dal dibattito politico e sindacale i contribuenti con redditi elevati, nonostante il loro apporto alle entrate pubbliche. La conclusione dello studio è che il problema non sia soltanto quanto si redistribuisce, ma anche come ampliare la platea di chi contribuisce al finanziamento del sistema.
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