Iran, il raid fermato da Trump: Israele aveva già pronto il piano
L’offensiva, prevista per il 10 ottobre, avrebbe colpito anche infrastrutture civili: Washington avrebbe frenato l’operazione in vista del voto di novembre.
Le Forze di Difesa Israeliane mantengono da settimane il livello di allerta più alto e hanno revocato, in una decisione insolita, i permessi a tutti i militari da giovedì fino alle elezioni parlamentari del 27 ottobre. La misura alimenta i timori di una nuova escalation con l’Iran.
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Israele prepara un attacco più ampio
Secondo quanto ricostruito dal Financial Times, il piano elaborato a inizio mese avrebbe previsto una campagna aerea di diversi giorni, con un’intensità superiore a quella dell’operazione condotta congiuntamente da Stati Uniti e Israele a febbraio. Tra gli obiettivi figuravano centrali elettriche, strutture nucleari e siti legati all’apparato di potere iraniano.
Non è stato chiarito se Washington avrebbe preso parte direttamente alla missione. Una delle persone informate sui preparativi ha comunque definito plausibile una ripresa delle incursioni nelle prossime settimane: «O ci sarà un accordo o un attacco». Il possibile ritorno alle armi sarebbe collegato alle trattative sullo Stretto di Hormuz e sul programma nucleare di Teheran.
Il piano di Netanyahu si ferma
Benyamin Netanyahu avrebbe ordinato alle forze armate di predisporre una nuova offensiva su larga scala contro l’Iran, con una finestra operativa fissata per il fine settimana del 10 ottobre. I preparativi militari, secondo tre persone a conoscenza della vicenda, erano già avanzati.
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L’operazione non è però partita. Le fonti citate dal quotidiano britannico attribuiscono lo stop alla contrarietà di Donald Trump, che non avrebbe voluto una riapertura del conflitto prima delle elezioni di medio termine statunitensi del 3 novembre.
Obiettivi e negoziati restano aperti
Durante la visita in Israele di lunedì, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth ha incontrato Netanyahu e altri esponenti di vertice. In quella sede, funzionari israeliani avrebbero illustrato un aggiornamento degli obiettivi da colpire in Iran, comprendente anche infrastrutture civili rimaste fuori dalla precedente offensiva.
Una fonte ha interpretato l’iniziativa militare come uno strumento per aumentare la pressione su Teheran al tavolo negoziale. Secondo la stessa ricostruzione, la decisione finale spetterebbe comunque al presidente degli Stati Uniti, mentre l’obiettivo di Washington sarebbe spingere l’Iran ad accettare un’intesa sul passaggio marittimo e sul nucleare, così da chiudere definitivamente il conflitto.
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