Iran, ambasciatori Usa nel mirino: Trump prepara la prossima mossa
L’intelligence statunitense teme piani iraniani contro diplomatici e funzionari americani mentre il Pentagono studia nuove opzioni militari dopo il 3 novembre.
L’allarme a Washington riguarda la possibilità che l’Iran stia preparando azioni contro rappresentanti diplomatici e funzionari statunitensi, anche sul territorio americano. Le informazioni più recenti descriverebbero infatti una pianificazione ormai avanzata, maturata dopo le operazioni condotte nei mesi scorsi da Stati Uniti e Israele.
Rowenta
-20% sulle aspirapolveri da Rowenta
Diplomatici Usa tra gli obiettivi
Secondo quanto riferito dal New York Times, tra i possibili bersagli figurerebbero ambasciatori americani in Medio Oriente e personale governativo negli Stati Uniti. Teheran considererebbe tali obiettivi una risposta legittima alle iniziative militari subite dalla Repubblica islamica.
Le valutazioni dell’intelligence, esaminate da funzionari di alto livello, indicherebbero anche la presenza negli Usa di agenti iraniani che non sarebbero soltanto cittadini dell’Iran. Il quotidiano collega questa eventualità alla precedente attività dell’unità 840, reparto d’élite dei Pasdaran al quale viene attribuito da tempo l’interesse per operazioni contro cittadini e rappresentanti americani.
Le segnalazioni su possibili attacchi sarebbero aumentate dopo gli episodi verificatisi nel Regno Unito, compreso l’allarme registrato nella base di Raf Fairford, utilizzata dalle forze statunitensi. Le fonti americane ed europee precisano però che i piani analizzati riguarderebbero soprattutto una possibile reazione iraniana a nuove iniziative di Washington o di Israele.
Il Pentagono studia nuovi raid
Parallelamente, Donald Trump starebbe valutando la ripresa di operazioni militari su vasta scala contro l’Iran una volta concluse le elezioni di metà mandato del 3 novembre. Una decisione definitiva non sarebbe ancora stata presa, ma il presidente avrebbe già ricevuto diverse ipotesi operative predisposte dal Pentagono.
Le alternative comprenderebbero bombardamenti contro impianti nucleari e infrastrutture, inclusi ponti, oltre ad azioni contro isole sotto controllo iraniano. Durante un comizio in Florida, Trump ha evocato la possibilità di una nuova operazione, dicendo: «Potremmo fare un’altra piccola “Epic Fury”».
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Una crisi con rischi più alti
La prospettiva di un nuovo intervento si inserisce in un quadro regionale già molto instabile. Secondo le valutazioni citate dal New York Times, a Teheran si teme che Stati Uniti e Israele stiano preparando il terzo attacco di ampia portata contro l’Iran nell’arco di 16 mesi; due fonti iraniane, tra cui un esponente dei Pasdaran, hanno indicato diplomatici e personale americano tra i possibili obiettivi di una ritorsione.
A rendere il quadro più delicato contribuiscono anche gli appuntamenti elettorali in Israele e negli Stati Uniti e il rischio che le parti individuino un pretesto per agire. Gli analisti critici verso una nuova offensiva ritengono inoltre che i bombardamenti difficilmente inducano Teheran ad abbandonare il programma nucleare e possano invece alimentare un ulteriore rincaro dell’energia sui mercati internazionali.
Più forze Usa nella regione
Nel frattempo, Washington ha aumentato la propria presenza militare in Medio Oriente. Al momento sono dispiegati nell’area due gruppi d’attacco guidati da portaerei, mentre un terzo sta arrivando dal Pacifico.
Il rafforzamento si accompagna alla preparazione delle opzioni militari e alla crescente attenzione per le attività iraniane. La combinazione tra la minaccia di possibili attentati e l’ipotesi di nuovi raid rende così più concreto il rischio di una nuova escalation, senza che sia ancora chiaro quale delle due parti compirà il prossimo passo.
Continua a leggere
Rubio a Jamnagar: la mossa di Trump sul diesel indiano
La visita alla raffineria di Reliance Industries riporta al centro petrolio venezuelano, prezzi del diesel e accordo commerciale tra Washington e Nuova Delhi.
Tel Aviv nel mirino: il messaggio di Netanyahu rilancia lo scontro con l’Iran
A pochi giorni dal voto in Israele, il premier condivide un’immagine di una bomba atomica sulla città e rilancia l’allarme sulle ambizioni nucleari iraniane.
Teheran alza la posta: nel mirino anche i diplomatici Usa
Due funzionari iraniani sostengono che eventuali ritorsioni potrebbero colpire rappresentanti e personale statunitense, ma restano dubbi sulle capacità operative di Teheran.
Pd e Schlein nel mirino di Di Battista: «Manca credibilità»
Ospite di Accordi&Disaccordi, l’ex parlamentare contesta la leadership della segretaria dem e accusa il partito di aver indebolito i diritti sociali e dei lavoratori.