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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Iran, Abedi: il voto Usa non cambia la strategia

L'analista del Centro per la Ricerca Strategica di Teheran vede ostacoli israeliani e scarsa fiducia nei negoziati.

Afifeh Abedi ritiene che le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti non modificheranno l'approccio di Washington verso l'Iran.

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Israele ostacola l'intesa

Secondo l'analista del Centro per la Ricerca Strategica di Teheran, collegato al Consiglio del Discernimento, il negoziato resta l'unica via per uscire dalla crisi, ma il raggiungimento di un accordo appare ancora incerto. Tra i principali impedimenti individua il ruolo di Israele.

«Israele resta un grande ostacolo al raggiungimento di un'intesa», ha detto Abedi in un'intervista ad Adnkronos, aggiungendo che il governo israeliano proverà ancora a far fallire qualsiasi possibile accordo. L'analista cita inoltre la personalità di Donald Trump e le sue ambizioni egemoniche tra gli elementi che complicano il percorso diplomatico.


Teheran continua a trattare

Nonostante la diffidenza verso Washington, l'Iran continua a partecipare ai colloqui e pone condizioni precise per ridurre il rischio che gli Stati Uniti ritirino nuovamente gli impegni assunti. Abedi ricorda che Teheran ha già accettato un'intesa con il Jcpoa, l'accordo sul nucleare raggiunto nel 2015.

«L'Iran ha già dimostrato il proprio impegno raggiungendo quell'accordo», ha sottolineato l'analista. La fiducia, però, è stata compromessa dal ritiro deciso da Trump, dall'uccisione di funzionari iraniani, dalla mancata adesione dell'amministrazione Biden all'intesa e dai conflitti più recenti.


Il voto non divide Washington

Abedi esclude che Teheran stia puntando su eventuali fratture interne agli Stati Uniti. A suo giudizio, democratici e repubblicani condividono gli obiettivi di fondo verso l'Iran, compresa la volontà di favorire un cambio di regime e di incoraggiare proteste contro il governo.

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Le differenze riguarderebbero soprattutto i metodi. Anche le richieste dei democratici per fermare la guerra, ha spiegato, risponderebbero alla necessità di rispettare gli impegni presi con il proprio elettorato. La stessa linea sarebbe stata espressa dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei nel messaggio diffuso mercoledì scorso per l'anniversario dell'occupazione dell'ambasciata americana a Teheran.


Trump teme i costi della guerra

Per l'analista, il presidente americano ha legato il proprio destino politico all'esito del conflitto con l'Iran e considera una ritirata una grave sconfitta. Una nuova offensiva, tuttavia, esporrebbe Washington a rischi elevati.

«Una nuova guerra si trasformerebbe in un pantano dal quale per gli Stati Uniti sarebbe difficile uscire», ha affermato Abedi. La consapevolezza dei costi di un nuovo intervento potrebbe spiegare la cautela dell'amministrazione americana, nonostante negli ultimi mesi siano aumentati i tentativi di riaprire il dialogo.

Le dichiarazioni e le decisioni di Trump, secondo l'analista, hanno però reso più difficile la costruzione di un'intesa. Per questo Teheran continua a negoziare, ma mantiene riserve e condizioni rigorose nei confronti degli Stati Uniti.

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