Elezioni Usa, Trump perde: vincono sfavoriti e pace
Il voto ha punito politica, corruzione e guerra in Iran, premiando candidati lontani dalle élite tradizionali
Donald Trump ha perso le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Il risultato ha premiato candidati molto diversi tra loro e ha mostrato il crescente rifiuto della guerra e delle politiche favorevoli ai più ricchi.
Secondo l’analisi di Pietro Francesco Maria De Sarlo, il voto americano dovrebbe spingere anche la politica italiana a interrogarsi sul rinnovamento della classe dirigente, soprattutto tra le forze che si presentano come alternative all’attuale governo. Dal risultato, però, non emerge ancora una lezione chiara per i partiti italiani.
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Il peso della guerra in Iran
La posizione dell’opinione pubblica sull’intervento militare americano ha inciso sull’esito elettorale. I sondaggi indicano che circa sei elettori su dieci lo considerano una scelta sbagliata.
Il costo dei conflitti non riguarda soltanto le operazioni militari. Le guerre gravano sui contribuenti, alimentano l’inflazione e incidono sul prezzo dell’energia, sottraendo inoltre risorse a sanità, scuola e investimenti. L’analisi collega questo orientamento degli elettori americani alla richiesta di una politica estera concentrata sulla convivenza tra popoli con interessi, storie e sistemi politici differenti.
In Europa, al contrario, i governi continuano a indicare il riarmo come una priorità. La spesa militare dei Paesi dell’Unione è stimata in 454 miliardi di euro nel 2026, accompagnata da una retorica favorevole alla contrapposizione. Secondo De Sarlo, questa direzione contrasta con l’identità costruita dall’Europa sulla riconciliazione tra Stati che si sono combattuti per secoli.
Il voto agli outsider
A conquistare consensi non sono stati soltanto i candidati riconducibili a un’unica area ideologica. Il nuovo Congresso e le istituzioni locali hanno accolto figure provenienti da esperienze personali e politiche molto differenti, spesso estranee agli apparati tradizionali.
In Texas James Talarico, ex seminarista ancora giovane, ha superato il repubblicano Ken Paxton. In Iowa Josh Turek, due volte campione paralimpico, ha ottenuto l’elezione. Nel Maine Troy Jackson, esponente di una famiglia di taglialegna attiva da cinque generazioni e vicino alle istanze dei lavoratori, ha battuto la senatrice repubblicana Susan Collins.
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Nel Michigan Abdul El-Sayed ha prima sconfitto l’apparato democratico durante le primarie e poi ha conquistato un seggio al Senato. In Alabama Allison Montgomery, persona transgender, ha battuto un deputato repubblicano uscente.
Il voto ha portato anche altri primati. Nel New Mexico Deb Haaland è diventata la prima donna nativa americana a guidare uno Stato, mentre in Minnesota Peggy Flanagan è stata la prima donna nativa americana a entrare nel Senato federale. A New York Claire Valdez, nativa americana e socialista, è stata eletta alla Camera dei rappresentanti.
Il rifiuto del modello economico
La varietà dei candidati eletti rende difficile leggere il risultato come il successo di una nuova formula politica capace di unire posizioni opposte. Le differenze su economia, immigrazione, politica estera e rapporti con Israele restano profonde.
Il punto comune, secondo l’analisi, è il voto contro Trump, considerato responsabile sia delle proprie scelte politiche sia di episodi di corruzione. Al tempo stesso, gli elettori avrebbero premiato persone percepite come sfavorite dalla competizione politica e sociale americana.
Il risultato viene interpretato anche come un segnale contro l’idea che la ricchezza dei più abbienti, la riduzione dello Stato sociale e la fiducia assoluta nel mercato possano garantire automaticamente maggiore benessere collettivo.
A pagare il prezzo delle guerre, osserva De Sarlo, non sono gli anziani che occupano i vertici del potere né i gruppi economici che guadagnano dalla produzione e dalla vendita di armi. A essere mandati al fronte e a morire sono soprattutto i giovani appartenenti alle fasce popolari, spesso già segnate da precarietà e difficoltà economiche.
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