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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Inchiesta a Palermo: nel mirino l’ex assessore Armao e altri 8

La Procura del capoluogo siciliano ipotizza la corruzione e ha disposto perquisizioni negli studi, nell’abitazione del legale e in alcuni uffici regionali.

La richiesta di arresto per Gaetano Armao apre un nuovo fronte nell’inchiesta della Procura di Palermo sulla presunta corruzione. L’ex vicepresidente e assessore della Regione Sicilia, avvocato e politico siciliano, è tra le 9 persone per le quali i magistrati hanno sollecitato l’applicazione di misure cautelari al giudice per le indagini preliminari.

L’ipotesi di reato contestata dagli inquirenti è quella di corruzione. L’indagine è coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia e coinvolge, oltre ad Armao, anche l’avvocato Pierluigi Matta e alcuni imprenditori.


Perquisizioni tra Palermo e Roma

Gli investigatori hanno eseguito perquisizioni nello studio professionale di Armao a Palermo, in quello di Roma e nella sua abitazione. Gli accertamenti hanno interessato anche alcuni uffici della Regione, nell’ambito dell’attività investigativa condotta dalla Procura del capoluogo siciliano.

Poiché Armao esercita la professione forense, durante le operazioni negli ambienti che lo riguardano è presente un magistrato della Procura. L’attività è stata inoltre comunicata al Consiglio dell’Ordine degli avvocati, secondo quanto reso noto dall’ufficio inquirente.


Il ruolo ricoperto fino ad agosto

Prima dell’attuale vicenda giudiziaria, Armao aveva guidato la Commissione tecnica specialistica incaricata delle autorizzazioni ambientali di competenza regionale. Ha ricoperto quell’incarico fino ad agosto, dopo una lunga esperienza nella politica e nelle professioni legali dell’isola.

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La commissione si occupa delle procedure ambientali affidate alla competenza regionale. Il riferimento a quel ruolo compare negli atti comunicati dalla Procura, che sta verificando i fatti alla base della contestazione di corruzione.


Ora la decisione spetta al gip

A tutte e 9 le persone coinvolte è stato notificato un invito a comparire davanti al giudice per le indagini preliminari. L’obiettivo è consentire gli interrogatori preventivi, passaggio che precede la decisione sulla richiesta di misura cautelare.

La nuova disciplina prevede infatti che gli indagati possano essere ascoltati dal gip prima che il giudice si pronunci sull’eventuale applicazione delle misure richieste dalla Procura. Sarà quindi il giudice, dopo aver valutato gli atti e gli interrogatori, a stabilire se accogliere o respingere le istanze cautelari.

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