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Ilva, la salute prima dei costi: l’8 ottobre parte lo spegnimento

La Corte d’Appello di Milano ha negato la sospensione del provvedimento: l’altoforno 2 verrà fermato prima dell’udienza in Cassazione del 20 ottobre.

L’Ilva dovrà avviare lo spegnimento dell’area a caldo senza attendere il verdetto della Corte di Cassazione. Secondo le indicazioni circolate nello stabilimento, l’8 ottobre comincerà la riduzione della carica dell’altoforno 2, l’unico ancora operativo, mentre il decreto impone l’arresto completo entro il 25 ottobre.


La decisione arriva prima della Cassazione

La Corte d’Appello di Milano, presieduta da Giuseppe Ondei, ha respinto anche la seconda richiesta di sospensione presentata da Ilva e Acciaierie d’Italia. La società in amministrazione straordinaria aveva chiesto di rinviare l’esecuzione del provvedimento di fine luglio, considerando ormai vicina l’udienza della Suprema Corte, fissata per il 20 ottobre.

I giudici hanno però ritenuto che l’eventuale rischio economico legato a uno spegnimento seguito da una possibile riaccensione non possa prevalere sulla protezione della salute. Nell’ordinanza di 12 pagine hanno ribadito che le emissioni nocive degli impianti e la presenza di amianto impongono di mantenere in vigore le precedenti valutazioni.


L’area a caldo verso l’arresto

Il calendario operativo prevede dunque un primo intervento sull’altoforno 2 a partire dall’8 ottobre. L’impianto si trova già a livelli minimi di attività, come ha sottolineato Ascanio Amenduni, legale dell’Associazione Genitori Tarantini, sostenendo che in queste condizioni non ci sarebbe un danno irreversibile prodotto dal provvedimento.

Il decreto dovrà essere rispettato integralmente entro il 25 ottobre. Solo quattro giorni prima, il 20 ottobre, la Cassazione sarà chiamata a esaminare la legittimità del procedimento che ha portato alla decisione della Corte d’Appello. Se il provvedimento venisse annullato, gli altiforni potrebbero essere riaccesi, ma nel frattempo lo spegnimento comporterebbe costi stimati in centinaia di migliaia di euro.

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Il confronto tra le parti

La discussione davanti ai giudici milanesi si è svolta il 30 settembre. Il sostituto procuratore generale Angelo Renna aveva chiesto di non accogliere la nuova istanza, dopo il primo rigetto già deciso l’11 settembre.

I rappresentanti legali dell’ex Ilva e di Acciaierie d’Italia avevano invece insistito sul possibile danno irreparabile causato dall’arresto degli impianti, chiedendo di attendere la pronuncia della Cassazione. L’associazione dei cittadini tarantini, che cinque anni fa aveva promosso l’azione inibitoria collettiva, ha ottenuto ancora una volta una decisione favorevole.


Per i giudici prevale la salute

Nel provvedimento, la Corte ha chiarito che la semplice fissazione dell’udienza in Cassazione non modifica il quadro già delineato. Il ricorso straordinario, si legge nella motivazione, non incide sulla tutela concreta degli interessi in gioco e rappresenta soltanto il passaggio successivo alla presentazione dell’impugnazione.

La Corte ha quindi confermato che “il diritto alla salute” deve restare prevalente nel bilanciamento con gli interessi economici. La motivazione richiama sia i principi costituzionali sia l’interpretazione maturata in ambito europeo, confermando l’obbligo di procedere con lo spegnimento dell’area a caldo.

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