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Attualità 2 min di lettura30 set

Ilva, conto alla rovescia: Salerno in cassa e Taranto verso lo stop

I commissari preparano le conseguenze di un possibile blocco dell’area a caldo: a Salerno coinvolti 38 dipendenti su 40, mentre cresce l’allarme per l’altoforno 2.

A Taranto l’unico altoforno ancora operativo potrebbe ridurre la propria attività già l’8 ottobre, aprendo la strada all’arresto dell’area a caldo. È lo scenario che i sindacati temono mentre la Corte d’Appello di Milano deve pronunciarsi sullo stop agli impianti e la Cassazione si prepara a esaminare il caso il 20 ottobre.


Taranto prepara il possibile spegnimento

Le organizzazioni dei lavoratori riferiscono di indicazioni sempre più insistenti su una riduzione della carica dell’altoforno 2. Secondo Fim, Fiom, Uilm e Usb, l’operazione sarebbe stata programmata con l’obiettivo di interrompere l’alimentazione del ciclo produttivo nel giro di pochi giorni, qualora i giudici non consentissero di proseguire fino alla decisione definitiva.

I sindacati hanno chiesto un confronto ad Acciaierie d’Italia, alla direzione dello stabilimento e agli uffici del personale. La preoccupazione riguarda anche il fatto che queste iniziative si starebbero sviluppando fuori dal percorso discusso nei tavoli istituzionali, dove si era stabilito di affrontare eventuali interventi sull’occupazione dopo il pronunciamento della Suprema Corte.


Salerno anticipa l’effetto domino

Nel frattempo, i commissari Gianluca Quaranta, Davide Tabarelli e Giovanni Fiori hanno avviato la procedura per la cassa integrazione di 38 lavoratori su 40 di AdI Tubiforma, azienda di Salerno dedicata alla lavorazione dei metalli e alla realizzazione di manufatti metallici. La richiesta è stata estesa fino al 28 febbraio 2027, dopo la scadenza degli ammortizzatori sociali già concordati.

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Nella comunicazione inviata al ministero e alle rappresentanze sindacali, la gestione commissariale collega la misura al possibile blocco giudiziario dell’area a caldo. Senza la produzione di acciaio a Taranto, le attività successive del gruppo non avrebbero materiale da utilizzare fino alla riorganizzazione complessiva del sistema produttivo, con un effetto a cascata sugli altri stabilimenti.


Sindacati, chiesto un vertice urgente

Fim, Fiom e Uilm hanno informato il ministero del Lavoro, la Presidenza del Consiglio e la stessa Acciaierie d’Italia, sollecitando un incontro immediato. Per i rappresentanti dei lavoratori, la richiesta relativa a Tubiforma contrasta con l’intesa raggiunta nell’ultimo confronto a Palazzo Chigi, secondo cui ogni decisione sull’assetto occupazionale sarebbe stata presa dopo il verdetto della Cassazione.

Se la Corte d’Appello confermasse la necessità di fermare l’area a caldo e la Suprema Corte non modificasse il quadro il 20 ottobre, la misura adottata a Salerno potrebbe essere seguita da interventi analoghi a Taranto, Genova, Novi e Racconigi. Il destino degli impianti e dei posti di lavoro resta quindi legato alle prossime pronunce giudiziarie.

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