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Attualità 2 min di lettura2 giorni fa

Il ponte perduto del Mediterraneo: sotto il mare emerge un arcipelago

Nuove scansioni del Canale di Sicilia ridisegnano il paesaggio sommerso che, durante l’ultima glaciazione, univa a piedi Sicilia e Malta.

Oggi tra la Sicilia sud-orientale e Malta si estende una distesa marina lunga più di 90 chilometri. Durante il picco dell’ultima era glaciale, circa 22.000 anni fa, quel tratto avrebbe invece ospitato terre emerse percorribili senza imbarcazioni: non una semplice lingua di terra, ma un sistema molto più articolato di isole e collegamenti naturali.


Una mappa nuova sotto le onde

A ricostruire questa morfologia perduta è stato il progetto italo-maltese Bridges, sviluppato dall’Istituto di Scienze Marine del CNR, dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale e dall’Università di Malta. L’indagine nasce dalla necessità di aggiornare le conoscenze su un’area centrale per la navigazione nel Mediterraneo.

Nonostante il Canale di Sicilia sia attraversato da secoli da navi, il suo fondale disponeva ancora di pochi rilievi batimetrici ad alta definizione. Le informazioni disponibili erano in larga parte basate su ricostruzioni risalenti alla metà del Novecento, insufficienti per descrivere con precisione la conformazione sommersa.


Il fondale racconta un altro paesaggio

Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, la nave oceanografica Gaia Blu del CNR ha esaminato il canale utilizzando strumentazioni acustiche avanzate. Il lavoro è stato coordinato dai geologi marini Maria Filomena Loreto ed Emanuele Lodolo, insieme al gruppo di ricerca impegnato nella campagna.

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I dati raccolti modificano l’immagine finora più intuitiva del collegamento tra le due isole. Il passaggio antico non appariva come un’unica fascia continua e rettilinea, bensì come una conformazione complessa, nella quale terre emerse e bacini oggi sommersi componevano un vero arcipelago mediterraneo.


Quando il mare coprì il corridoio

La possibilità di attraversare a piedi quella regione risale alla fase più fredda dell’ultima glaciazione, quando il livello degli oceani era sensibilmente più basso rispetto a oggi. Con il successivo scioglimento dei ghiacci e la risalita delle acque, il paesaggio cambiò progressivamente fino a lasciare sotto il mare le strutture individuate dalle nuove rilevazioni.

La ricerca del progetto Bridges consente così di seguire, attraverso la morfologia del fondale, la trasformazione di quel corridoio naturale. Il risultato non è soltanto una nuova mappa del Canale di Sicilia: è anche una ricostruzione più precisa dell’ambiente che, migliaia di anni fa, collegava aree oggi separate dal mare.

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