Il mondo senza regole: la via di Massari per uscire dall’interregno
L’ambasciatore ricostruisce il declino dell’ordine globale e propone alleanze flessibili sui grandi problemi, con un’Europa più forte e autonoma.
Clima, pandemie, armi nucleari, intelligenza artificiale e rispetto della Carta delle Nazioni Unite non possono essere affrontati dai singoli Paesi. Per Maurizio Massari la risposta passa da intese ampie, capaci di coinvolgere anche le grandi potenze, e da un Occidente in grado di restare influente senza lasciarsi dividere.
L’ambasciatore considera questa formula un “multilateralismo pragmatico”: non una nuova architettura istituzionale, oggi difficile da costruire, ma coalizioni variabili attorno alle emergenze più urgenti. In un contesto ormai molto frammentato, il legame transatlantico e una maggiore coesione europea restano, a suo giudizio, elementi decisivi.
Un interregno senza nuovo equilibrio
La fase attuale, secondo Massari, non è ancora l’inizio di un ordine alternativo. “Ci troviamo in una fase di interregno tra il vecchio che muore e il nuovo che ancora non è nato”, osserva, indicando così una transizione destinata a prolungarsi e a mantenere elevati i rischi di instabilità e conflitto.
Gli Stati Uniti non sembrano più disposti a sostenere il sistema internazionale con lo stesso impegno del passato, mentre la Cina non intende assumere quel compito. La Russia dispone di ambizioni più circoscritte; l’Europa, invece, avrebbe il potenziale necessario ma resta frenata dalle divisioni interne e non è ancora pronta a esercitare una funzione autonoma.
L’Europa davanti alla prova decisiva
Nel ragionamento dell’ex rappresentante permanente a Bruxelles, proprio l’Europa avrebbe più interesse degli altri attori a difendere norme condivise e meccanismi di governo globale. Non essendo una potenza imperiale, dipende maggiormente dalla stabilità delle regole; per proteggerle, però, deve trasformarsi in un soggetto geopolitico capace di agire indipendentemente.
Massari lega in modo diretto autonomia e forza politica: senza una capacità concreta di incidere, sostiene, non può esserci vera indipendenza. Di fronte a società europee attraversate da un crescente disagio, individua quindi nella costruzione di “più Europa” una possibile risposta, mentre avverte che il continente “rischia di soccombere, anzi che sta già soccombendo”.
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Dieci anni di erosione progressiva
Le riflessioni dell’ambasciatore confluiscono nel libro “I dieci anni che hanno sconvolto il mondo - la fine dell’ordine globale”, nato dopo quattro decenni di attività diplomatica tra Washington, Mosca, Bruxelles e New York. Il volume esamina il deterioramento del sistema internazionale che aveva retto per circa 70 anni e si interroga su come amministrare il disordine attuale.
Massari colloca la rottura del consenso multilaterale tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016. In quella fase entrarono in crisi diversi pilastri dell’agenda internazionale, dagli accordi climatici di Parigi all’intesa sul nucleare iraniano, dai negoziati commerciali agli obiettivi di sviluppo sostenibile.
Nazionalismi e potenze in competizione
A quel passaggio si sommarono l’arrivo di Donald Trump, la Brexit e la crescita dei movimenti nazionalisti in Europa, alimentata dalla crisi finanziaria e dalla scelta dell’allora cancelliera tedesca Angela Merkel di aprire i confini della Germania. Nello stesso arco temporale si collocano l’occupazione russa della Crimea, l’atteggiamento più assertivo di Xi Jinping e la linea nazionalista del primo ministro indiano Narendra Modi.
Il risultato, nella lettura di Massari, è stato un decennio di progressivo logoramento dell’ordine guidato dagli Stati Uniti. Quel modello era stato costruito intorno alla leadership americana, ma a Washington il ruolo di garante non viene più considerato compatibile con l’interesse nazionale; intanto nessun’altra potenza appare pronta, o interessata, a sostituirla pienamente.
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