Ferrara, l’aggressione era solo l’inizio: il piano trovato nel telefono
Il 22enne arrestato per il ferimento di uno studente avrebbe progettato altri attacchi in due istituti e un epilogo suicida in un casolare.
Il ragazzo ferito non sarebbe stato scelto per un motivo personale: il 15enne e il suo aggressore non si conoscevano. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’attacco al liceo Ariosto di Ferrara potrebbe essere stato soltanto il primo episodio di un progetto più ampio, ricostruito a partire da un appunto trovato nel telefono del 22enne.
La vittima scelta casualmente
Il giovane aggredito ha riferito di non avere mai visto prima il 22enne. «Mai visto. Era lì, fermo e appoggiato al muro», ha raccontato, spiegando di essersi imbattuto nell’aggressore dopo essere uscito dal bagno.
La vittima ha poi descritto l’azione: sarebbe stata spinta contro una parete e trattenuta mentre l’altro tentava di colpirla con un coltello. I fendenti, secondo il suo racconto, erano diretti verso il torace e l’addome, ma il 15enne sarebbe riuscito a evitare conseguenze ancora più gravi.
Un progetto rivolto a tre scuole
Sul dispositivo del 22enne gli investigatori avrebbero trovato un biglietto con una successione di attacchi destinati a tre istituti: oltre all’Ariosto, il liceo scientifico Roiti di Ferrara e il liceo di Bondeno. L’ipotesi è che il piano si ispirasse alla strage compiuta nel 1999 alla Columbine High School, negli Stati Uniti, dove due studenti uccisero 12 compagni e un insegnante prima di suicidarsi.
Le annotazioni avrebbero delineato modalità diverse per raggiungere gli edifici e colpire più persone. Per Bondeno e per il Roiti sarebbero stati indicati alcuni ambienti interni e diverse possibili vittime, mentre l’azione all’Ariosto si sarebbe conclusa con il ferimento dello studente e la fuga del 22enne a bordo della sua Fiat Panda.
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Dalle fantasie al carcere
In un primo momento, il giovane avrebbe valutato l’ingresso in una scuola frequentata in passato. Avrebbe poi escluso quella possibilità per il rischio di incontrare persone conosciute, orientandosi verso l’Ariosto, istituto nel quale non aveva studiato ma di cui conosceva la disposizione degli spazi. Gli elementi raccolti finora non indicano quindi un bersaglio individuale già stabilito.
Il piano, sempre secondo le indagini, comprendeva anche il raggiungimento di un casolare abbandonato per togliersi la vita. Il 22enne avrebbe riferito che la madre riuscì a convincerlo a rinunciare a quell’ultimo passaggio.
Un percorso psichiatrico già avviato
Dopo l’arresto, il 22enne avrebbe parlato di fantasie aggressive presenti da tempo. Era seguito dai servizi psichiatrici da anni, in un percorso iniziato prima della pandemia e proseguito anche durante il periodo del Covid.
Il giudice ha convalidato l’arresto e ha descritto il giovane come una persona di «evidente pericolosità». La difesa ha chiesto di sostituire il carcere con una misura meno severa, proponendo il trasferimento in una struttura sanitaria.
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