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Attualità 2 min di lettura30 set

IA nella Pa, il vero ostacolo sono competenze e dati: cosa cambia

Carlo Amoruso indica le priorità per trasformare gli investimenti del Pnrr in servizi concreti, mentre la pubblica amministrazione prepara la prossima fase europea.

La pubblica amministrazione deve accelerare sull’intelligenza artificiale, ma prima deve colmare due lacune decisive: la disponibilità di competenze adeguate e la capacità di valorizzare i dati prodotti dalle infrastrutture. È questa la principale indicazione emersa a Roma durante un incontro dedicato al futuro della Pa e alla transizione verso la prossima programmazione europea.


La Pa cerca competenze sul mercato

Secondo Carlo Amoruso, responsabile del settore pubblico di Bip, gli enti pubblici devono rafforzare rapidamente il proprio patrimonio professionale, anche attraverso l’acquisizione di figure provenienti dal settore privato. «Sul tema dell’IA le pubbliche amministrazioni hanno ancora bisogno di incorporare competenze, soprattutto dal mercato», ha osservato intervenendo all’evento organizzato da Bip.

Il problema, ha aggiunto, riguarda anche la capacità degli uffici pubblici di attrarre specialisti in un contesto nel quale condizioni e opportunità offerte dal privato risultano spesso più competitive. Senza professionalità adeguate, il rischio è che i progetti finanziati restino fermi alla fase sperimentale, senza diventare strumenti ordinari a disposizione di cittadini e imprese.


I dati restano una risorsa inutilizzata

Un secondo fronte riguarda le infrastrutture e, soprattutto, le informazioni che queste generano ogni giorno. Gli investimenti sostenuti dal Pnrr hanno prodotto una spinta significativa, ma ora occorre stabilire con maggiore chiarezza chi debba utilizzare quei dati, con quali modalità e per quali obiettivi.

Amoruso ha definito questo passaggio il tema dell’“infrastruttura-dato”: non basta costruire reti e sistemi, perché il loro valore dipende dalla possibilità di collegare le informazioni, renderle accessibili e trasformarle in servizi effettivi. La qualità della gestione dei dati sarà quindi una delle condizioni per rendere davvero utile l’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione.

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Quattro domande dopo il Pnrr

L’incontro ha riunito esponenti delle istituzioni, rappresentanti politici, amministratori regionali, assessori, esperti e operatori della trasformazione digitale. Al centro del confronto sono stati il futuro dopo la conclusione del Pnrr, le risorse previste dal bilancio europeo 2028-2034, le competenze accumulate e il ruolo dell’IA negli uffici pubblici.

Il percorso era stato preparato nei sei mesi precedenti attraverso sei appuntamenti specialistici del “Bip Circle”, ciascuno dedicato a un tema diverso. L’obiettivo della giornata, ha spiegato Amoruso, era riunire e mettere a sistema i risultati emersi da quel lavoro, collegandoli alle esigenze concrete delle amministrazioni.


Ora serve passare ai risultati

La questione più urgente è trasformare i progetti in attività operative e durature. Le risorse stanziate dal Pnrr, comprese quelle destinate all’intelligenza artificiale, devono tradursi in soluzioni stabilmente funzionanti e non in iniziative isolate o provvisorie.

«Non possiamo aspettare troppo tempo perché vi è anche il tema della velocità», ha detto Amoruso nelle conclusioni. La capacità di portare a compimento gli interventi, renderli ordinari e conservarne le competenze sarà determinante per evitare la dispersione dell’esperienza maturata e produrre vantaggi concreti per cittadini e imprese.

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