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Attualità 2 min di lettura3 giorni fa

Hormuz, Trump cambia nome: Washington boccia l’offerta di Teheran

Teheran riapre al dialogo sul nucleare e agli ispettori internazionali, ma la Casa Bianca avrebbe respinto il piano legato allo Stretto di Hormuz.

Il dossier iraniano torna al centro dello scontro tra Teheran e Washington, ma senza una svolta diplomatica. Mentre l’Iran rilancia la disponibilità a riprendere l’intesa sul nucleare, Donald Trump fa pubblicare una mappa che ribattezza lo Stretto di Hormuz come “Stretto di Trump”.


L’offerta iraniana resta senza risposta

Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi avrebbe presentato agli Stati Uniti, attraverso il Qatar, un progetto articolato in sette giorni per riportare alla normalità il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Il piano, riferito da Agence France Presse, prevedeva la riapertura del passaggio a determinate condizioni.

Secondo il Wall Street Journal, Teheran avrebbe collegato questa concessione alla ripresa del confronto sul programma atomico e alla rimozione del blocco imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani. La proposta, però, sarebbe stata respinta da Trump, che avrebbe discusso con i propri collaboratori anche dell’eventualità di nuovi raid contro la Repubblica islamica dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre.

Araghchi, intervenendo alle Nazioni Unite, ha sostenuto che la decisione spetti ora a Washington e ha escluso qualsiasi cedimento ottenuto attraverso pressioni. Il ministro ha inoltre ribadito che l’Iran non intende rinunciare ai propri diritti sovrani.


Teheran riapre il dossier nucleare

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha manifestato l’intenzione di tornare al memorandum d’intesa definito con gli Stati Uniti a giugno. In un messaggio pubblicato su X, ha accolto la posizione della Cina, favorevole al recupero dell’accordo, e ha indicato quella cornice come il punto da cui ripartire.

Pezeshkian ha anche lasciato aperta la porta al rientro degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. In un’intervista alla Cbs ha spiegato che, durante eventuali negoziati, sarebbe possibile stabilire modalità e intese specifiche per consentire nuove verifiche.

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Sul tema più controverso, il presidente ha ribadito che la produzione di armi atomiche è considerata “haram”, cioè proibita dalla religione islamica. Ha aggiunto che, anche davanti a eventuali pressioni interne in favore dell’opzione militare, una simile strada non sarebbe autorizzata dal punto di vista religioso.


Lo Stretto diventa il simbolo dello scontro

La nuova iniziativa iraniana arriva dopo mesi di stallo nei tentativi di fermare il conflitto mediorientale, esploso in seguito agli attacchi a sorpresa condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran alla fine di febbraio. L’intesa di giugno avrebbe dovuto preparare un accordo di pace definitivo, ma il percorso si è interrotto rapidamente.

Un incontro tra Araghchi, l’inviato americano Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente statunitense, si è svolto a margine dell’Assemblea Generale senza produrre risultati decisivi. In questo quadro, il controllo del corridoio marittimo è diventato uno dei principali terreni di confronto.

Nella notte Trump ha condiviso su Truth una cartina con la denominazione “Stretto di Trump”. Nei giorni precedenti aveva sostenuto che gli Stati Uniti stessero vincendo la guerra e avessero il controllo dell’area, aggiungendo: “Dovrò pur ricavarci qualcosa”. Ad agosto aveva già diffuso un’immagine in cui Hormuz veniva indicato come “nuovo Territorio Usa”.

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