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Hormuz sotto pressione, Trump frena: niente atomica né soldati Usa

Gli attacchi alle navi aumentano e rallentano il traffico petrolifero, mentre Washington esclude l’impiego di armi nucleari e truppe terrestri contro l’Iran.

Lo Stretto di Hormuz registra il numero più alto di attacchi a navi dall’inizio del conflitto con l’Iran. L’escalation marittima sta già incidendo sui trasferimenti di greggio, mentre Donald Trump assicura che gli Stati Uniti non ricorreranno a un’arma nucleare né manderanno militari sul terreno.

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Il traffico petrolifero rallenta

Tra il 5 e l’11 ottobre, dodici imbarcazioni hanno comunicato di essere state colpite nello Stretto di Hormuz o nelle aree circostanti. È il dato settimanale più elevato raccolto dall’agenzia marittima britannica Ukmto dall’inizio delle ostilità; nei sette giorni precedenti le segnalazioni erano state dieci.

La sola domenica scorsa ha concentrato sei episodi, il valore massimo mai registrato in una giornata. Dall’inizio della settimana sono stati inoltre denunciati altri quattro attacchi, anche contro navi che si trovavano a una distanza maggiore dal passaggio marittimo.

Secondo i dati della società di analisi Kpler, il 13 ottobre attraverso Hormuz sono passati circa 12,6 milioni di barili di petrolio al giorno. Alla fine di settembre il volume era di 15 milioni, mentre prima dell’apertura del conflitto raggiungeva circa 17 milioni di barili quotidiani.

Gli esperti interpretano la pressione sulle navi come un tentativo iraniano di rafforzare il controllo sulla rotta. Nel frattempo le forze statunitensi hanno ampliato le missioni di scorta alle petroliere nella zona meridionale dello stretto, con l’obiettivo di proteggerle dagli attacchi attribuiti a Teheran.


Trump esclude lo scenario nucleare

In un’intervista a Newsmax, il presidente americano ha negato che la cosiddetta “madre di tutte le bombe” sia un ordigno atomico. Trump ha spiegato che Washington sta sorvegliando il sito nucleare di Pickaxe Mountain e che potrebbe decidere di intervenire per renderlo inutilizzabile.

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Alla domanda sull’eventuale impiego di soldati americani in Iran, il presidente ha risposto: «No, non credo proprio. Non penso che accadrà». In un altro passaggio ha assicurato: «Non userò una bomba nucleare e non invierò truppe di terra». Ha inoltre riferito di aver affrontato il tema del disarmo nucleare nei colloqui con Russia e Cina.

Trump ha sostenuto che il conflitto potrebbe chiudersi in tempi molto brevi e ha parlato di negoziati in corso con Teheran. A suo giudizio, una conclusione della guerra provocherebbe anche un forte calo del prezzo del petrolio e della benzina.

Il presidente americano ha ribadito che l’obiettivo resta impedire all’Iran di dotarsi di un’arma atomica. Secondo Trump, se Teheran riuscisse a possederla, potrebbe usarla immediatamente.


Israele valuta un’azione più ampia

Benjamin Netanyahu ha discusso con il Segretario di Stato americano Marco Rubio anche della possibilità di un’operazione militare contro l’Iran, secondo quanto riferito da Channel 12. L’ipotesi viene considerata «molto realistica» nel caso in cui Teheran non modifichi il proprio atteggiamento.

Fonti israeliane e statunitensi citate dall’emittente hanno tuttavia precisato che gli ultimi sviluppi non renderebbero necessario un intervento immediato. Israele, inoltre, riterrebbe indispensabile un’eventuale offensiva su vasta scala, con obiettivi distribuiti tra infrastrutture, settore energetico, missili e impianti nucleari.

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