Hormuz, la stretta di Teheran: «Prima devono accettare le condizioni
L’Iran riferisce di nuovi contatti indiretti con Washington, mentre annuncia missili più potenti e si moltiplicano gli episodi militari tra Yemen, Arabia Saudita e Gaza.
La riapertura dello Stretto di Hormuz resta legata alle richieste iraniane, nonostante dagli Stati Uniti siano arrivate nuove proposte attraverso un intermediario. Teheran mantiene una posizione rigida sul passaggio marittimo e, nello stesso quadro di tensione, prepara un potenziamento dei propri missili per fronteggiare obiettivi sempre più lontani.
Hormuz resta la carta di Teheran
Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano e capo della squadra negoziale, ha spiegato che Washington ha fatto recapitare alcune proposte dopo l’ipotesi avanzata da Teheran di una tabella di marcia della durata di sette giorni per riaprire lo Stretto di Hormuz. Il leader iraniano ha però escluso concessioni immediate.
Secondo Ghalibaf, il passaggio strategico non tornerà operativo finché non saranno rispettate le sette richieste formulate dall’Iran sulla base del Memorandum di Islamabad. «L’epoca in cui si perdeva tempo e si imponevano richieste unilaterali è finita», ha affermato, aggiungendo che le decisioni di Teheran dipendono dalle azioni concrete degli avversari e non dalle dichiarazioni pubbliche dei funzionari statunitensi.
Missili più rapidi e a maggiore distanza
Parallelamente, le forze armate iraniane hanno annunciato l’intenzione di aumentare sia la velocità sia la gittata dei propri missili. Il motivo indicato dal portavoce Mohammad Akraminia è il mutamento della distanza degli obiettivi: il nemico, ha spiegato, si troverebbe ora anche a circa 1.000 chilometri dalle coste iraniane.
Akraminia ha sostenuto che gli armamenti già impiegati nel conflitto hanno dimostrato una notevole efficacia. Il riferimento riguarda sia i missili usati contro le basi statunitensi in Kuwait sia quelli da crociera antinave lanciati contro unità marittime avversarie. «Le future generazioni dei nostri missili, che entreranno in servizio operativo, disporranno di capacità ancora maggiori», ha dichiarato il portavoce.
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Gaza e Yemen, nuove operazioni
Durante la notte le Forze di difesa israeliane hanno confermato un’operazione contro Ali al Amoudi, figura di alto livello di Hamas. L’esercito israeliano ha precisato che l’esito del raid è ancora oggetto di accertamenti; secondo fonti palestinesi, a Gaza City sarebbero morte cinque persone, comprese quattro donne.
Il bersaglio si trovava, secondo la ricostruzione militare israeliana, in un appartamento inserito in un edificio residenziale e utilizzato per attività terroristiche. Le Forze di difesa israeliane hanno affermato di aver adottato misure per contenere il più possibile i rischi per la popolazione civile.
Raid e missili tra Yemen e Arabia
Nella stessa notte, aerei da guerra sauditi hanno colpito la città di Abs, nella provincia yemenita di Hajjah. L’azione si inserisce in una sequenza di attacchi e reazioni che coinvolge il territorio yemenita e quello saudita.
Poche ore prima erano state segnalate esplosioni a Buqayq, in Arabia Saudita, dopo il lancio di missili balistici da parte delle forze yemenite. Altre detonazioni sono state successivamente riferite nell’area dell’aeroporto di Riad.
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