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Attualità 2 min di lettura3 giorni fa

Hormuz, il drone sub Usa finisce nelle mani dei Pasdaran

Teheran rivendica la cattura di un Remus 600 americano e annuncia il recupero dei dati raccolti durante la missione

Un apparato subacqueo statunitense sarebbe stato catturato dalle forze iraniane nello stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più delicati della regione. A rivendicare l’operazione sono state le Guardie della Rivoluzione, nel pieno delle tensioni tra Teheran e Washington.

Il dispositivo indicato dalle autorità iraniane è un Remus 600, modello descritto come appartenente alla categoria dei droni subacquei più avanzati impiegati dagli Stati Uniti. La notizia è stata diffusa attraverso la televisione di Stato, che ha rilanciato il contenuto di un comunicato delle forze navali del Corpo.


Teheran rivendica un’operazione complessa

Secondo la versione fornita dai Pasdaran, il recupero non sarebbe avvenuto per caso. L’intervento avrebbe richiesto il coordinamento tra apparati di intelligence e strumenti di guerra elettronica, con il coinvolgimento diretto delle unità navali iraniane.

Nel comunicato, l’azione viene presentata come il risultato di una «operazione coordinata e complessa». Le Guardie della Rivoluzione sostengono inoltre che il drone appartenesse all’esercito statunitense, definito nel testo ufficiale con toni fortemente polemici.


Il Remus 600 e i dati della missione

La ricostruzione iraniana attribuisce al mezzo un’attività di sorveglianza nello stretto. Il drone, sempre secondo le autorità di Teheran, si trovava nell’area «a fini di spionaggio» quando è stato intercettato e preso in custodia.

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Ora l’apparecchio sarebbe affidato a personale specializzato. L’obiettivo dichiarato è analizzarne il contenuto e recuperare le informazioni registrate durante la missione: il comunicato precisa infatti che il dispositivo si trova «nelle mani di esperti incaricati di recuperarne i dati».


Un precedente annuncio all’ingresso dello stretto

La comunicazione più recente fa seguito a quanto riferito dalle Guardie già nei giorni precedenti. In quell’occasione era stato annunciato il sequestro, all’imbocco di Hormuz, di uno dei droni subacquei statunitensi considerati più moderni.

Il nuovo messaggio colloca quindi l’episodio nello stesso scenario marittimo e ribadisce la versione di Teheran sull’origine americana del mezzo. Lo stretto, già indicato come teatro dello scontro tra Iran e Stati Uniti, torna così al centro delle dichiarazioni militari iraniane.

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