Hormuz, cade un MQ-9 Usa: Hegseth vola da Netanyahu nel momento più delicato
Teheran rivendica l’abbattimento di un drone americano mentre Washington e Israele valutano il ritorno a operazioni militari su larga scala contro l’Iran.
La visita riservata di Pete Hegseth a Benjamin Netanyahu arriva in una fase di forte tensione tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il segretario alla Difesa americano ha raggiunto il premier israeliano mentre torna sul tavolo l’ipotesi di nuove operazioni militari contro Teheran.
Il colloquio, riferito da due fonti informate ad Axios, si è svolto in Israele a otto giorni dalle elezioni del Paese e a 14 giorni dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. L’incontro si inserisce nelle consultazioni tra Washington e il governo israeliano sulla possibile ripresa dei combattimenti su vasta scala.
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La visita che riaccende l’allerta
La trasferta di Hegseth non era stata annunciata pubblicamente e assume rilievo per il momento in cui si è verificata. Le discussioni tra i due alleati riguardano infatti l’eventualità di riaprire il fronte contro l’Iran, mentre da Teheran arrivano nuove minacce rivolte a Stati Uniti e Israele.
Il contesto politico aggiunge ulteriore peso al faccia a faccia. Netanyahu si prepara alle elezioni israeliane, mentre l’amministrazione americana si avvicina al voto di metà mandato: sullo sfondo resta quindi una crisi regionale con possibili conseguenze anche sul piano interno per entrambi i governi.
Teheran rivendica l’attacco
Nelle prime ore di martedì, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha sostenuto di aver distrutto uno statunitense MQ-9 mentre sorvolava lo Stretto di Hormuz. La notizia è stata diffusa dall’emittente pubblica iraniana Irib, secondo cui l’azione sarebbe stata compiuta con un sofisticato apparato antiaereo gestito dalle forze aerospaziali dei pasdaran e collegato alla rete nazionale di difesa.
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La rivendicazione militare è stata accompagnata da un avvertimento diplomatico. In una lettera inviata al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e al Consiglio di Sicurezza, l’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite Gholamhossein Darzi ha scritto: «Gli Stati Uniti, Israele e tutti coloro che sostengono il loro terrorismo di Stato si assumeranno la piena responsabilità delle conseguenze di qualsiasi ulteriore aggressione, compreso il rischio di un’escalation imprevedibile e incontrollabile delle tensioni».
Minacce e richieste all’Onu
Secondo l’agenzia Irna, Darzi ha chiesto alle Nazioni Unite di condannare le minacce definite incessanti da parte americana e israeliana. Nella stessa comunicazione avrebbe sollecitato anche una riunione d’emergenza, citando l’ipotesi di nuovi attacchi e il possibile impiego della cosiddetta «madre di tutte le bombe».
Un ulteriore avvertimento è arrivato da Mohammadreza Naghdi, consigliere per la sicurezza delle Guardie Rivoluzionarie. In caso di offensiva terrestre statunitense, ha sostenuto, molte truppe americane verrebbero catturate e Washington sarebbe poi costretta ad arrendersi.
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