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Attualità 3 min di lettura14 ott

Halk TV, 11 arresti all’alba: il blitz alla vigilia del processo İmamoğlu

La polizia turca ha interrotto le trasmissioni dell’emittente, disposto il controllo statale delle società collegate e colpito una voce dell’opposizione a poche ore dal processo per corruzione.

Undici persone sono state fermate e le trasmissioni di Halk TV interrotte durante un’operazione scattata prima dell’alba in Turchia. Gli agenti hanno fatto irruzione anche nelle abitazioni di alcuni giornalisti e hanno impedito al personale di accedere alla sede dell’emittente, mentre un amministratore fiduciario nominato dalle autorità assumeva il controllo della società.

L’azione è arrivata a poche ore dall’avvio delle arringhe della difesa nel procedimento per corruzione che coinvolge Ekrem İmamoğlu, sindaco di Istanbul sospeso e detenuto da un anno e mezzo, insieme ad altri circa 400 imputati. Il caso riguarda uno dei principali esponenti dell’opposizione turca e si apre in un momento politicamente delicato per il Paese.

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La diretta interrotta e i fermi

Halk TV ha comunicato l’intervento della polizia poco prima delle 6 del mattino, denunciando la nomina di un amministratore fiduciario e la sospensione della programmazione. Anche il canale dell’emittente su YouTube risultava non disponibile. I giornalisti hanno poi riferito di non poter entrare nell’edificio, circondato e isolato dalle forze dell’ordine.

La procura ha dichiarato di aver emesso 17 mandati di arresto nell’ambito di un’inchiesta sul presidente di Halk TV, Cafer Mahiroğlu. Le ipotesi contestate comprendono corruzione, turbativa d’asta e riciclaggio di denaro. Undici persone sono state fermate; Mahiroğlu non è tra loro perché vive all’estero. Le autorità hanno inoltre disposto il sequestro delle società di cui è comproprietario o amministratore, affidandone la gestione a un fiduciario statale.

Nel corso della giornata, il Sindacato dei giornalisti turchi ha denunciato l’operazione come un nuovo attacco alla libertà di stampa. “Non accettiamo questa tirannia!”, ha scritto l’organizzazione, contestando il ricorso delle autorità a misure che, a suo giudizio, sostituiscono il confronto politico con l’intervento amministrativo e giudiziario.


İmamoğlu al centro dello scontro

La retata si è verificata mentre nel processo contro İmamoğlu iniziava la fase dedicata alla difesa. L’ex sindaco di Istanbul è accusato di corruzione insieme a decine di sindaci e rappresentanti del principale partito di opposizione, il CHP, oggi indicato nel testo come Yeni Partisi. La sua sospensione dalla carica è arrivata dopo le accuse contestate dalla magistratura, che i suoi sostenitori considerano costruite per colpirlo politicamente.

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İmamoğlu, quarantenne ed ex primo cittadino della megalopoli da circa 18 milioni di abitanti, è indicato come candidato del Nuovo Partito alle elezioni presidenziali del 2028. I sondaggi citati nel testo lo collocano davanti a Recep Tayyip Erdoğan nelle intenzioni di voto, mentre l’attuale presidente, secondo la Costituzione, non potrebbe ricandidarsi per un ulteriore mandato senza il ricorso a elezioni anticipate.

Özgür Özel, già alla guida del CHP e poi sospeso e destituito dalla magistratura secondo il testo, ha collegato esplicitamente l’irruzione all’avvio della difesa di İmamoğlu. Il leader del Nuovo Partito ha definito l’intervento contro un canale seguito da milioni di persone “un gesto da dittatori” e ha accusato le autorità di avere scelto proprio il giorno di apertura della difesa nel più grande processo politico della storia recente della Turchia.


Una stretta già iniziata

L’operazione contro Halk TV non rappresenta un episodio isolato. L’emittente aveva già ricevuto ripetute sanzioni dall’autorità turca che controlla radio e televisione, il Consiglio supremo della radio e della televisione, per i contenuti e i commenti politici critici verso il governo di Erdoğan. Nell’ultimo anno erano emerse anche minacce di chiusura legate alla sua linea editoriale.

Appena due settimane prima, le autorità avevano bloccato il sito e i profili social di T24, una testata digitale accusata di propaganda a favore delle persone LGBT. Tre giorni prima del blitz, inoltre, era ricorso il primo anniversario del sequestro di TELE1, altra emittente considerata vicina all’opposizione.

Esther Major, vicedirettrice regionale di Amnesty International per l’Europa, ha definito l’operazione “un attacco diretto al diritto alla libertà di espressione”. Secondo l’organizzazione, il controllo affidato ad amministratori nominati dallo Stato su una delle principali televisioni d’opposizione rappresenta un grave colpo per il pluralismo dei mezzi di informazione turchi.

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