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Attualità 3 min di lettura5 ore fa

Graviano rilancia su Berlusconi: l’affare del nonno e l’incontro a Milano

In aula a Firenze il boss ha ricostruito un presunto investimento del nonno e un incontro con il Cavaliere, ma il racconto resta senza riscontri.

Le accuse sui presunti rapporti d’affari tra la famiglia Graviano e Silvio Berlusconi tornano al centro di un’udienza a Firenze. Giuseppe Graviano, collegato dal carcere di Cagliari, ha riproposto davanti ai pubblici ministeri una ricostruzione già fornita nel 2020, precisando però di non avere mai trovato conferme alle proprie parole.


Un racconto ancora da verificare

Graviano è stato ascoltato come testimone nel procedimento a carico di Salvatore Baiardo, già condannato per avere agevolato la latitanza dei fratelli Graviano negli anni Novanta. Baiardo è inoltre accusato di avere calunniato Massimo Giletti dopo aver negato di avergli mostrato una fotografia nella quale sarebbero comparsi Graviano, Berlusconi e il generale dei carabinieri Francesco Delfino.

Il capomafia, condannato per le stragi del 1992 e del 1993, continua a respingere la responsabilità per quegli attentati e non ha mai scelto di collaborare con la giustizia. Per questo, come è stato ricordato nel corso della vicenda, ogni sua dichiarazione necessita di riscontri. Anche il presunto scatto sul lago d’Orta, collocato nei primi anni Novanta, non risulta ad oggi dimostrato.


L’investimento del nonno

Rispondendo alle domande dei pubblici ministeri Lorenzo Gestri e Leopoldo Di Gregorio, Graviano ha riferito che suo nonno Filippo Quartararo avrebbe costituito una società con Berlusconi tra il 1969 e il 1970, insieme ad altre persone. L’operazione complessiva, secondo la sua versione, avrebbe raggiunto un valore di circa 20 miliardi di lire dell’epoca; la quota attribuita al nonno sarebbe stata compresa tra 4 e 5 miliardi.

Il boss ha descritto Quartararo come un commerciante di prodotti ortofrutticoli con una consistente disponibilità economica. Il progetto, sempre secondo il racconto reso in aula, avrebbe dovuto garantire agli investitori il 20% dei guadagni generati dal capitale impiegato. Graviano ha però spiegato di non conoscere l’origine del rapporto tra il nonno e Berlusconi: ne sarebbe venuto a conoscenza soltanto dopo la morte del padre, avvenuta il 7 gennaio 1982.

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Ha inoltre escluso un coinvolgimento diretto del padre nell’operazione, sostenendo che quest’ultimo non volesse che i figli fossero associati all’affare. Dopo la sua morte, il nonno avrebbe chiesto a Graviano di occuparsi della vicenda insieme al cugino Salvatore Graviano. A sostegno dell’esistenza dell’accordo, il detenuto ha richiamato anche una presunta “carta privata”, senza ricordare se fosse stata autenticata da un notaio.


L’incontro raccontato a Firenze

Graviano ha poi sostenuto di essere stato presentato personalmente a Berlusconi dal nonno. L’incontro sarebbe avvenuto a Milano tra il 1982 e il 1983, quando portava ancora il lutto per il padre. “Mio nonno me lo presenta a Milano”, ha dichiarato in aula, aggiungendo di non ricordare l’indirizzo o il luogo preciso dell’appuntamento.

Nel 2020, in occasione dell’intervento al processo sulla cosiddetta ‘Ndrangheta stragista celebrato a Reggio Calabria, aveva indicato l’hotel Quark come possibile sede dell’incontro. Il colloquio, nella ricostruzione fornita ora, sarebbe servito a presentare a Berlusconi sia lui sia il cugino Salvatore.

Attraverso il suo difensore Antonio Sanvito, durante l’estate Graviano aveva chiesto alla magistratura di Caltanissetta di essere ascoltato proprio sui presunti legami con Berlusconi. La richiesta si inserisce nell’indagine riguardante Marcello Dell’Utri e le stragi del 1992, mentre il giudice per le indagini preliminari siciliano deve ancora stabilire come procedere. Berlusconi e Dell’Utri non risultano direttamente coinvolti nel processo fiorentino a carico di Baiardo.

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