Grano, la nuova rotta che può pesare su pane e pasta
Gli attacchi nel Mar Nero spingono la Russia verso Baltico e Artico, mentre trasporti più costosi e consegne lente alimentano l’incertezza sui prezzi.
Il problema non è la quantità di grano disponibile nel mondo, ma la crescente difficoltà nel portarlo dai luoghi di produzione ai compratori. Gli attacchi che hanno colpito il traffico nel Mar Nero stanno infatti spingendo gli operatori russi a cercare percorsi alternativi, con effetti sui costi di trasporto e sulle quotazioni internazionali.
Ad agosto il prezzo mondiale del frumento è aumentato del 2,6 per cento rispetto a luglio e del 15 per cento su base annua. Un rincaro che non si trasferisce automaticamente sugli scaffali, ma che potrebbe arrivare fino a pane e pasta attraverso i diversi passaggi della filiera.
Le esportazioni russe cercano nuove vie
A Ust-Luga, sul Mar Baltico, un terminale finora utilizzato per i fertilizzanti ha iniziato a movimentare anche cereali. Nell’Artico, invece, Murmansk si prepara a ospitare le prime spedizioni di grano. Nella campagna precedente, quasi il 90 per cento delle esportazioni russe via mare passava dal Mar Nero.
La riduzione dei flussi è già evidente. Secondo le stime di Sovecon, a settembre la Russia avrebbe esportato 2,45 milioni di tonnellate, circa la metà del volume registrato nello stesso mese del 2025. Le ferrovie russe stanno dando precedenza ai carichi di cereali diretti verso i nuovi sbocchi, mentre i collegamenti ferroviari con le aree interessate hanno beneficiato di sostegni pubblici.
Spostare una partita dal Mar Nero al Baltico non significa soltanto cambiare porto. Servono treni, spazi di carico, navi e accordi commerciali differenti; inoltre, ogni ritardo può aumentare le spese legate all’assicurazione, al finanziamento della merce e alla sua permanenza nei depositi.
Il grano c’è, ma non viaggia
Le previsioni sulla produzione globale non descrivono una situazione di scarsità assoluta. Per il 2026 la FAO indica un raccolto mondiale di 810,7 milioni di tonnellate: un dato più basso rispetto al 2025, ma comunque il secondo risultato più elevato mai rilevato. Anche le riserve complessive resterebbero, in prospettiva storica, su livelli relativamente solidi.
Una quota delle scorte potrebbe però concentrarsi in Russia e Ucraina proprio perché le difficoltà logistiche ostacolano le vendite all’estero. Il Consiglio internazionale dei cereali ha alzato a settembre la stima sul raccolto della campagna 2026-27, riducendo però quella relativa agli scambi tra Paesi.
Dall’inizio della campagna commerciale, le spedizioni procedono a un ritmo insolitamente contenuto. La lezione del Mar Nero è chiara: la disponibilità fisica di una materia prima non coincide necessariamente con la sua presenza nei mercati importatori.
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Nel prezzo finale della partita, la quotazione agricola rappresenta soltanto una componente. Vanno aggiunti il trasferimento verso il porto, il nolo marittimo, la copertura assicurativa, il cambio valutario e il costo del capitale immobilizzato quando la consegna slitta.
Quanto arriverà davvero ai consumatori
Anche la finanza può amplificare gli scossoni. I contratti a termine consentono a venditori e acquirenti di fissare in anticipo un valore o di limitare il rischio di oscillazioni, ma vengono utilizzati anche dai fondi per ottenere rendimenti. Attribuire a questi operatori l’intero aumento, tuttavia, non trova conferma nei dati disponibili.
Nel rapporto del 22 settembre, la Commodity Futures Trading Commission indicava per i gestori finanziari una posizione complessivamente netta di vendita sul frumento tenero trattato a Chicago. Erano quindi orientati al ribasso: un elemento che invita a separare le operazioni speculative dai problemi concreti legati alle spedizioni.
Il passaggio dal mercato agricolo al prezzo di pane e pasta non è immediato né proporzionale. Tra il campo e il negozio ci sono la macinazione, l’energia, il personale, gli imballaggi, la distribuzione e contratti di fornitura spesso sottoscritti con largo anticipo.
La Banca centrale europea ha evidenziato il peso dei consumi energetici e delle diverse fasi produttive sull’inflazione alimentare. Inoltre, il grano tenero, destinato soprattutto alla panificazione, segue dinamiche diverse dal grano duro impiegato per la semola.
Per l’Italia sarà quindi decisivo misurare quanto costa ricevere il cereale con la qualità richiesta, confrontando il dato con quello di un anno fa e con le quotazioni ufficiali. La differenza riflette anche la geografia del conflitto e le decisioni dei Paesi esportatori.
Solo in un secondo momento si potrà capire quale parte dell’aumento verrà assorbita da trasformatori, distributori e negozianti. Il consumatore si trova alla fine della catena: non è certo che pagherà l’intero rincaro della materia prima, ma l’impatto difficilmente sarà nullo.
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