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Attualità 2 min di lettura6 nov

Gjader, il Tar condanna ancora il Viminale sui registri

La Prefettura di Roma dovrà consegnare entro 30 giorni il registro degli eventi critici del centro albanese.

Il Tribunale amministrativo del Lazio ha condannato per la terza volta in meno di un anno il ministero dell’Interno per il rifiuto di consegnare i registri del centro per il rimpatrio di Gjader, in Albania.

La decisione è arrivata mentre il ministro Matteo Piantedosi si appresta a firmare una direttiva sui Cpr che ridimensiona il valore vincolante del parere medico sulle condizioni dei migranti trattenuti. La valutazione finale sull’eventuale permanenza nei centri spetterà quindi all’amministrazione del Viminale.

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Il nuovo ordine del tribunale

Al centro dell’ultimo ricorso, presentato da Altreconomia con gli avvocati Salvatore Fachile, Federica Remiddi e Anna Pellegrino, c’è il registro degli eventi critici relativo a un periodo successivo rispetto a quello già ottenuto. Il documento raccoglie segnalazioni su autolesionismo, tentativi di suicidio, proteste e altri episodi avvenuti nella struttura.

La Prefettura di Roma aveva negato l’accesso sostenendo che la diffusione delle informazioni potesse interferire con eventuali indagini, esporre punti deboli del centro e compromettere la sicurezza degli interventi degli agenti. Il Tar ha però ritenuto la controversia sovrapponibile a una precedente, giudicata già a favore dell’accesso, e ha ordinato la consegna del registro entro 30 giorni.


Le motivazioni già respinte

In precedenza il ministero aveva richiamato la tutela della riservatezza dei migranti. Il primo giudizio, del 13 novembre 2025, aveva riconosciuto il diritto di consultare il documento; il Consiglio di Stato, il 26 marzo 2026, aveva confermato quella decisione.

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Secondo i giudici, era sufficiente eliminare i dati identificativi per rendere possibile una pubblicazione parziale. Il Viminale, inoltre, non aveva spiegato perché l’oscuramento non fosse praticabile. Nell’ultima causa, il tribunale ha rilevato che l’amministrazione ha riproposto una motivazione già ritenuta illegittima senza fornire elementi nuovi.

Pellegrino ha commentato: «In tre diversi giudizi il ministero non è mai riuscito a dimostrare nulla di quello che sosteneva: prima la privacy, poi le indagini in corso, infine la sicurezza». L’avvocata ha indicato come possibile ragione del diniego la volontà di impedire che siano conosciute le condizioni all’interno della struttura albanese.


I dati del registro precedente

Il documento già acquisito contiene 54 annotazioni raccolte in 48 giorni, dall’11 aprile al 28 maggio 2025. Tra gli episodi registrati figurano 22 casi di autolesionismo, 12 tentativi di suicidio e 11 proteste.

I numeri riguardano una struttura che il governo presenta come un modello per la gestione dei rimpatri. Il nuovo provvedimento giudiziario impone ora alla Prefettura di Roma di rendere disponibile un ulteriore registro, con le informazioni riferite al periodo successivo.

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