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Attualità 2 min di lettura27 min fa

Diffamazione, assolti Ranucci e due giornalisti di Report

Il processo di Treviso si è chiuso senza condanne per il servizio sui tamponi rapidi in Veneto

Il Tribunale di Treviso ha assolto Sigfrido Ranucci e i giornalisti Danilo Procaccianti e Andrea Tornago dall’accusa di diffamazione presentata da Roberto Rigoli.

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La decisione del tribunale

La giudice Sara Pittinari ha stabilito che il fatto non costituisce reato, accogliendo la richiesta delle difese e il parere favorevole della procura. Il procedimento si è concluso prima del dibattimento completo con l’applicazione dell’articolo 129 del codice di procedura penale.

La norma consente al giudice di pronunciare subito l’assoluzione quando emerge che il fatto non sussiste, che l’imputato non lo ha commesso oppure che non rappresenta un reato. Secondo la procura, il servizio aveva mantenuto un’esposizione corretta e toni rispettosi sulla base delle informazioni disponibili all’epoca.


Il servizio sui tamponi rapidi

La puntata di Report contestata da Rigoli è stata trasmessa il 2 gennaio 2023, quando il medico era ancora indagato. L’inchiesta aveva esaminato la scelta dei test rapidi utilizzati in Veneto per individuare i casi di positività al Covid e il parere favorevole espresso prima dell’acquisto di ingenti quantità di prodotto.

Nel procedimento erano stati considerati anche i rilievi scientifici del microbiologo Andrea Crisanti, oggi senatore del Pd, secondo cui i test rapidi potevano non rilevare tutti i soggetti positivi, diversamente dagli esami molecolari. Rigoli, intervistato durante il servizio, aveva avuto la possibilità di esporre la propria posizione.

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Lo scontro tra Rigoli e Ranucci

Il medico era stato assolto dal Tribunale di Padova dalle accuse di falso e turbativa d’asta relative alla certificazione e all’acquisto dei tamponi destinati alla Regione Veneto. In seguito aveva contestato pubblicamente Ranucci durante un dibattito ad Asiago, organizzato mentre il giornalista presentava il libro “Il ritorno della casta”.

Rivolgendosi al conduttore, Rigoli aveva sostenuto: «Nel mio caso è stato colpito un innocente». Il medico aveva quindi chiesto un’ammissione di errore riguardo alla trasmissione, prima di presentare la querela per diffamazione.

Dopo la sentenza, Procaccianti ha difeso il lavoro svolto dalla redazione e ha parlato di una conferma della correttezza del servizio e della libertà di stampa. Rigoli, invece, ha definito il confronto giudiziario una contesa impari: «È stato Davide contro Golia. Io non ho protezioni, non ho il potere che altri hanno».

Ranucci ha interpretato l’assoluzione come una conferma del metodo adottato da Report, definendolo rigoroso, indipendente e non condizionato dalle pressioni politiche.

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