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Attualità 2 min di lettura7 ore fa

Giuseppe Dellantonio, a 103 anni guida ancora in montagna

La sua prima salita da accompagnatore fu nel 1949; oggi invita gli escursionisti a non affidarsi soltanto al telefonino.

Giuseppe Dellantonio, guida alpina di Moena, ha compiuto 103 anni e continua a raccontare la montagna con lo sguardo di chi l’ha vissuta per decenni. Nel gruppo dei Ciamorces de Fasha è il componente più anziano e viene considerato la guida alpina più longeva d’Italia.

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Dalle prime salite al brevetto

La sua esperienza da accompagnatore iniziò nell’agosto 1949, quando raggiunse la Marmolada insieme a un cliente bolognese. All’epoca svolgeva ancora il ruolo di portatore: il titolo ufficiale di guida arrivò tre anni più tardi.

L’interesse per le Dolomiti era nato sui banchi di scuola, ma in famiglia veniva considerato poco più di una distrazione. Anche il parroco ostacolava quelle uscite, che Dellantonio organizzava in segreto, arrivando a nascondere le corde nel fienile. La situazione cambiò con l’arrivo di un cappellano appassionato di alpinismo.

Nel 1941 fu chiamato al servizio militare e destinato al genio pontieri. Dopo l’8 settembre evitò un nuovo arruolamento trovando lavoro in miniera. Nel dopoguerra fece il falegname e insegnò negli istituti tecnici, mentre l’attività di guida rimase parallela alla professione principale.


La prudenza prima della vetta

Tra i ricordi più significativi conserva l’accoglienza riservata a Milano, nel 1954, alla spedizione italiana appena rientrata dal K2. Un episodio che si aggiunge a una lunga serie di ascensioni e incontri legati alla storia dell’alpinismo italiano.

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La sua regola è sempre stata quella di valutare prima di tutto il rientro: «Una volta in cima bisogna pensare a scendere». Per questo, ha spiegato, non ha mai avuto esitazioni nel rinunciare a una salita quando il meteo o le condizioni della montagna non offrivano sufficienti garanzie.


Ghiacciai e telefonini

Dellantonio osserva con preoccupazione i mutamenti delle Dolomiti, a partire dal ritiro dei ghiacciai della Marmolada, teatro della tragedia del 2022. A preoccuparlo sono anche gli escursionisti privi di preparazione che affrontano percorsi impegnativi contando quasi esclusivamente sul telefono.

«La montagna è bella ma può essere pericolosa», ha detto, ricordando che molte persone chiamano subito i soccorsi quando si trovano in difficoltà. A suo giudizio, chi si affida alla corda di una guida non dovrebbe essere considerato soltanto un cliente, ma una persona da accompagnare con la stessa attenzione riservata a un amico.

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