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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Gite scolastiche, a Trento il caso dei 70 docenti: cosa chiedono

La protesta del liceo Galilei contro il lavoro extra non riconosciuto riapre il confronto sugli stipendi e sulle condizioni degli insegnanti trentini.

Al liceo scientifico Galilei di Trento la maggioranza dei docenti ha deciso di non accompagnare gli studenti nei prossimi viaggi d’istruzione: 70 insegnanti su 87 non hanno dato la propria disponibilità. Una scelta che riporta al centro il tema delle attività svolte oltre l’orario in aula e delle differenze salariali rispetto alla vicina provincia di Bolzano.


La protesta parte dal Galilei

Per i promotori, il punto non sono le visite degli studenti, ma il riconoscimento di compiti che spesso richiedono tempo, responsabilità e disponibilità aggiuntive senza una compensazione specifica. La mobilitazione, definita da alcuni una decisione sofferta ma necessaria, mira a riaprire una discussione sul ruolo degli insegnanti e sul lavoro che si svolge fuori dalla classe.

Raffaele Meo, segretario provinciale della Flc Cgil, sostiene che il malcontento non riguardi soltanto il Galilei. In altre scuole trentine, spiega, starebbe crescendo il numero dei docenti pronti a rinunciare agli accompagnamenti. La posizione dei lavoratori è riassunta così: “Il bersaglio non sono i ragazzi”, perché l’obiettivo è evidenziare che le attività esterne alla lezione non vengono adeguatamente conteggiate.


Il divario con Bolzano pesa

Secondo la Flc Cgil, tra gli insegnanti di Trento e quelli di Bolzano esiste una distanza retributiva compresa tra 8 e 9mila euro lordi all’anno. Per il personale Ata, il differenziale indicato è invece di circa 5mila euro. A metà carriera, un docente della scuola secondaria di primo o secondo grado guadagna nel resto d’Italia circa 3mila euro, ma in Trentino il costo della vita rende più gravoso il confronto.

A incidere sono soprattutto gli affitti, spinti anche dalla presenza dell’università, e il prezzo della spesa. I docenti trentini hanno guardato anche all’esperienza di Bolzano, dove il gruppo spontaneo Bildung am Abgrund ha promosso una mobilitazione sulle gite per l’anno scolastico 2025/26, poi rilanciata per il 2026/27, ottenendo i primi risultati sul piano contrattuale.

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Sindacati divisi sulla definizione

Monica Bolognani, segretaria provinciale della Cisl Scuola, appoggia la scelta dei docenti ma invita a non parlare di boicottaggio. A suo giudizio, accompagnare le classi nei viaggi è sempre stata un’attività aggiuntiva alla quale gli insegnanti potevano aderire oppure no: oggi, semplicemente, stanno esercitando quella facoltà.

La dirigente sindacale ricorda inoltre che resta aperto il confronto attraverso i normali canali dell’Apran, l’Agenzia provinciale per la rappresentanza negoziale. L’assessora provinciale all’Istruzione Francesca Gerosa, di Fratelli d’Italia, ha invece preso le distanze dalla protesta: “Boicottare le gite non è la strada giusta”, ha affermato, sostenendo che a rimetterci sarebbero gli studenti.

Gerosa ha fatto sapere di aver chiesto un confronto tra i contratti di Trento e Bolzano. Il dialogo, ha aggiunto, dovrebbe però avvenire in un clima sereno e costruttivo, non sotto la pressione di iniziative considerate come ricatti.

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