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Attualità 2 min di lettura13 ott

Caso Multiversity, la domanda che scuote quattro redazioni

I comitati di redazione chiedono di difendere autonomia, reputazione e deontologia mentre la Procura di Napoli indaga sui rapporti tra pubblicità e informazione.

L’inchiesta avviata dalla Procura di Napoli sul rapporto tra Multiversity e l’università telematica Unipegaso coinvolge un tema che riguarda direttamente il lavoro giornalistico. A intervenire sono i comitati di redazione del Sole 24 Ore, del Corriere della Sera, di Repubblica e della Stampa, con una lettera rivolta alle lettrici e ai lettori.

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L’indagine e le ipotesi dei pm

Nel procedimento risultano interessati editori, dirigenti e direttori di testate, chiamati in causa per ipotesi di presunta corruzione tra privati. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, risorse destinate alla pubblicità potrebbero essere state promesse o versate in cambio di contenuti favorevoli, indirizzati verso determinate posizioni, oppure della mancata pubblicazione di informazioni.

La vicenda è ancora al vaglio della magistratura e non consente conclusioni definitive. Le rappresentanze sindacali richiamano quindi il principio della presunzione di innocenza e sottolineano che ogni valutazione sulle responsabilità dovrà spettare agli organi giudiziari competenti.


La libertà professionale è una tutela sindacale

Per i comitati di redazione, la difesa del mestiere giornalistico non si esaurisce nella protezione di stipendi, organici e contratti. Rientrano nella stessa responsabilità anche la salvaguardia dell’autonomia professionale, del rispetto delle regole deontologiche e della credibilità di chi lavora nelle redazioni.

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La lettera mette in guardia dal rischio che interessi esterni alla funzione dell’informazione possano compromettere l’immagine di un’intera redazione. Da qui la richiesta di mantenere il lavoro dei giornalisti libero da pressioni e condizionamenti, perché la reputazione collettiva non può dipendere da logiche estranee alla missione editoriale.


Un confronto che riguarda tutto il settore

Secondo i rappresentanti sindacali, il caso non può essere considerato soltanto attraverso le singole situazioni aziendali coinvolte. L’intreccio tra informazione, potere economico e obiettivi commerciali richiede una discussione più ampia e condivisa all’interno del mondo dei media.

Questo confronto, si legge nell’appello ai lettori, non può essere rinviato né eluso. La riflessione dovrà svolgersi senza sostituirsi alla magistratura, ma affrontando il problema di come proteggere indipendenza, professionalità e fiducia del pubblico.

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