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Attualità 4 min di lettura14 ott

Bari, il piano da 250 milioni che può scuotere il caso De Laurentiis

Una proposta italo-americana ridisegna San Nicola e Della Vittoria: il progetto può incidere sul futuro del club, sulla multiproprietà e sulla candidatura agli Europei 2032.

Il futuro del Bari potrebbe passare più dal San Nicola che dal campo. Mentre la squadra cerca di risalire dalla Serie C con una stagione fin qui irregolare, a Bari è arrivata una proposta da quasi 250 milioni di euro per trasformare i due principali impianti cittadini. Un’operazione che, se andasse avanti, avrebbe conseguenze anche sugli equilibri tra il Comune e la famiglia De Laurentiis.

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Il progetto che ridisegna gli stadi

Il piano è stato depositato il 26 settembre dall’imprenditore italo-americano Gregory Vaughn attraverso Stadio&Co. Srl. L’idea prevede circa 110 milioni di euro per il San Nicola: la pista d’atletica verrebbe eliminata, gli spalti avvicinati al terreno di gioco e la capienza portata a 64mila posti, con classificazione Uefa 4.

Durante i lavori, indicati tra marzo 2027 e giugno 2031, il Bari dovrebbe trasferirsi al Della Vittoria. Al termine del cantiere, il vecchio impianto sarebbe destinato a funzioni civiche e sportive. Nel piano rientrano anche possibili aree per uffici, alberghi e altre attività del terziario, da realizzare in zone vicine agli stadi o in altri punti della città come forma di compensazione. La concessione richiesta avrebbe una durata minima di 60 anni.


San Nicola e Bari, partite intrecciate

Bari è già stata inserita dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio nell’elenco allargato delle città candidate a ospitare gli Europei 2032. La candidatura comunale, però, non dispone attualmente delle coperture finanziarie necessarie e senza l’intervento di un soggetto privato appare difficilmente realizzabile.

L’eventuale approvazione del progetto non garantirebbe al capoluogo pugliese uno dei cinque posti disponibili, anche perché altre candidature sembrano avere una posizione più forte e per il Mezzogiorno resta soltanto una sede. Tuttavia, un piano concreto potrebbe consentire a Bari di rientrare tra gli interventi considerati di interesse nazionale e quindi sostenuti dai poteri commissariali.

Sul piano formale, la ristrutturazione del San Nicola, il destino del Bari e la corsa agli Europei sono procedimenti distinti. Nella pratica, però, i tre dossier si condizionano a vicenda. Il sindaco lo ha riconosciuto spiegando che non si può progettare il contenitore ignorando ciò che dovrà ospitare.


L’effetto sulla proprietà del club

Vaughn, già docente affiliato all’Università di Washington e attivo da oltre quindici anni nel settore immobiliare a Seattle, aveva valutato durante l’estate l’acquisto di una partecipazione minoritaria nel Bari. La trattativa non aveva prodotto un accordo, ma l’eventuale gestione del San Nicola rafforzerebbe la sua posizione nei confronti della società.

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Per i De Laurentiis, in quel caso, sarebbe ancora più complesso mantenere il controllo del club dentro un sistema già contestato dalla piazza. La deroga sulla multiproprietà scadrà nel 2028 e, nonostante le indiscrezioni su una possibile modifica delle regole, finora non è arrivata una svolta concreta.

Nel frattempo, la crisi finanziaria che aveva alimentato l’indagine della Procura si è ridimensionata dopo l’impegno irrevocabile di Filmauro per 11,1 milioni di euro, cifra indicata come necessaria per la tesoreria della stagione. La Procura ha così chiesto la chiusura del procedimento e ha rinunciato alla liquidazione giudiziale. Resta da chiarire la posizione relativa al trasferimento al Napoli del portiere Caprile, anche se l’ipotesi di distrazione di fondi appare debole.


Il Comune deve ancora decidere

La conferenza di servizi preliminare dovrà stabilire entro 60 giorni dalla presentazione se la proposta risponde a un interesse pubblico. Se il parere sarà favorevole, l’amministrazione interromperà la gara già avviata per affidare la concessione dello stadio.

La SSC Bari, unica concorrente di quel bando, ha chiesto di consultare gli atti. L’iniziativa potrebbe precedere un ricorso al Tribunale amministrativo regionale, mentre la procedura resta sospesa prima per l’inchiesta della Procura e ora per l’offerta presentata da Vaughn.

L’entusiasmo della tifoseria, che sembra guardare con favore al progetto dopo anni segnati dalla multiproprietà, si confronta però con precedenti che invitano alla prudenza. Attorno al Bari si erano già affacciati imprenditori come il texano Tim Barton e il malese Dato Nordin, senza che quelle esperienze portassero alla svolta attesa.

Stadio&Co. Srl, la società veicolo dell’operazione, è stata costituita nel 2025 e dispone di un capitale di appena 10mila euro. A sostegno del progetto risultano però coinvolti Deloitte per gli aspetti economici, lo Studio Chiomenti per quelli legali, Olson Kundig e lo studio di Renzo Piano per la progettazione. La valutazione del Comune sarà quindi il primo passaggio decisivo di una partita ancora tutta da giocare.

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